
"APPUNTI" aggiornato il 26/02/06 GLI SCIOPERI DEL MARZO 1943 NEL PINEROLESE
(Appunti 14)
Sul marzo 1943 sono stati pubblicati, particolarmente nell'immediato dopoguerra, studi, volumi e saggi, quasi tutti puntati sulla Torino operaia, cioè laddove ebbe inizio la travolgente ondata di scioperi che presto coprirà l'intero Piemonte, la Lombardia e, in modo minore, altre zone ( dall'inizio di marzo al 14 aprile : 268 scioperi che coinvolsero 205 importanti aziende con una partecipazione valutata in oltre 140.000 lavoratori : Meno note e non tenute nel conto le agitazioni in Provincia, salvo la RIV di Villar Perosa (sia pure nell'ambito di linee molto generali e generiche). Sul pinerolese il poco che si sa deriva (Giorgio Rochat), da una serie di rapporti dei carabinieri, rinvenuti nel corso di ricerche nell' archivio dell'esercito. Più approfondita la rapida ricerca compiuta dal giudice Pier Carlo Pazè, in vista del Convegno tenuto a Villar Perosa il 7 marzo 1993, con analisi di alcune fonti e del materiale contenuto in archivi della polizia e giudiziari. Dopo aver rilevate carenze che risalgono al 1922, riferendosi al 1943, egli sottolinea l'esigenza di "ricerche da continuare, presso gli archivi di altre preture .. al Tribunale militare di Torino e del Tribunale speciale per la difesa dello Stato". Vox clamantis in deserto. Intanto i dati della relazione aprono un nuovo capitolo della nostra storia (a fianco il volantino distribuito nelle fabbriche):
PINEROLO
Azienda |
Dipendenti |
| Officine Mecc. Poccardi | 430 |
| Azienda Mustad (chiodi) | 110 |
| Cotonificio Turati | 100 |
| Talco e Grafite - Elettrodi | 350 |
| Merlettificio Turk | 120 |
| Off: Articoli tecnici | 28 |
| Officina Municip. Gas | 16 |
| Off. pesi - Buroni Opessi | 135 |
| Tessili Perotta | 10 |
VAL CHISONE
Azienda |
Località |
Dipendenti |
| Officine Mecc. Martin | Porte | 36 |
| Talco e Grafite | Porte | 50 |
| Cotonificio Wideman | S.Germano | 279 |
| Edili Oberto Bona | Villar Perosa | 50 |
| Edili Gazzara | Villar Perosa | 20 |
| Officine RIV | Villar Perosa | 5000 |
| Talco e Grafite | Perosa | 122 |
| Setificio Gutterman | Perosa | 1100 |
| Cotonificio Valle Susa | Perosa | 650 |
| Miniere Talco e Grafite | Perrero | 180 |
VAL PELLICE
Azienda |
Dipendenti |
Cotonificio Mazzonis - Pralafera |
300 |
Stamperia Mazzonis - Torre Pellice |
250 |
Tessili Vaciago - Luserna |
280 |
Lav. Pietre e Segheria |
40 |
| Totale aziende | n°24 |
| Totale lavoratori | n°9.860 |
Cioè la totalità delle aziende industriali ed un numero importante di piccole e piccolissime aziende di ogni settore produttivo. Sono però seguiti repressioni e il ritiro dell'esonero dal servizio militare per molti lavoratori delle aziende militarizzate.
Ritorneremo su questi temi, la cui rimozione si configura quale componente di un quadro generale avente al centro la cancellazione della nostra memoria storica. Di un patrimonio di libertà e democrazie che è proprio delle nostre terre, il cui ricupero è reso estremamente difficile dalla quasi totale scomparsa dei protagonisti dell'epoca.
Per salvaguardare, innanzi tutto, i valori contenuti nel contesto politico e sociale che ha consentito di raggiungere - pur con tutte le possibili differenziazioni - simili livelli di unitarietà combattiva. Questa è una delle componenti essenziali della "guerra senz'armi" che contribuì, in modo importante, alla disfatta della dittatura fascista
La conferma ci viene da Luigi Marchi, ufficiale del Comando supremo delle forze armate, il quale riferendosi alle masse popolari, afferma : Queste avevano già fatto sentire il loro peso determinante con gli scioperi di Torino e Milano, che contribuirono sostanzialmente a far superare al re, i suoi indugi, prima del 25 luglio".
Scheda n.6 (settembre 1998)
SCIOPERI OPERAI DEL MARZO 1943
Eccezionale rilievo internazionale: primi colpi d'ariete contro il nazifascismo
Il pinerolese nella Storia cancellata - Agnelli e Mussolini - l'impegno di operaie e operai
Quanti sono gli intellettuali, quanti gli insegnanti delle scuole medie e superiori locali, quanti sono gli studenti universitari che conoscono o hanno mai sentito parlare dei grandiosi scioperi del marzo 1943 avvenuti nella loro terra, e messi in atto dalla loro gente in pieno periodo di guerra e sotto il regime nazifascista.
Con questa "Scheda" ci, proponiamo di approfondire alcuni aspetti politici e sociali della prima lotta di massa, il primo colpo di ariete contro le impalcature della ,dittatura fascista, mentre infuriava la guerra di Mussolini e di Hitler mettendo a ferro e a fuoco l'intera Europa. E, allo stesso tempo, rivolgere un doveroso ricordo e omaggio a quelle operaie e a quegli operai, a quelle donne e a quegli uomini i quali seppero assumere un ruolo di avanguardia rispetto all'intero popolo italiano e di mettersi alla testa del più grande moto di rinnovamento che il Paese avesse conosciuto dalla sua unificazione,
Da questo testo risulteranno anche alcune delle motivazioni di fondo per le quali, soprattutto nel pinerolese, questi aspetti di fondamentale importanza vengono non solo marginalizzati ma più generalmente cancellati dalla memoria collettiva.
Per comprendere l'importanza e la novità rivoluzionaria del marzo '43, è necessario riandare con la memoria ai mesi decisivi a cavallo tra l'inverno 1942 e 1943 quando il corso della Seconda guerra mondiale prese la sua piega definitiva: il 13 ottobre 1942, le Armate italiane e tedesche di Rommel sono duramente sconfitte ad El Alamein nell'Africa settentrionale; l'8 novembre gli alleati anglo-americani sbarcavano in Marocco e quattro giorni dopo in Algeria; la grande offensiva nazifascista sul Don che avrebbe dovuto spalancare le porte dell'Oriente e portare alla conquista dei preziosi pozzi petroliferi del Caucaso, si è tramutata a Stalingrado in una sconfitta totale, senza precedenti nella storia: l'intera IV Armata di Von Paulus è costretta alla resa con oltre 300 mila fra morti e prigionieri. Nella rovinosa ritirata è coinvolta l'Armir, l'armata inviata da Mussolini con gli scarponi di cartone, ad affrontare il terribile inverno russo. Restava però la minaccia della "nuova arma segreta", in grado di capovolgere le sorti della guerra, brandita da Hitler.
Nessuno avrebbe potuto immaginare che gli scioperi del marzo potessero avere una portata internazionale, attraverso le potenti trasmissioni di Radio Londra, riprese dalle Radio di tutti gli Alleati, le quali mettevano in primo piano e con profondo stupore, che si trattava del "primo grande sciopero antifascista in un Paese dell'Asse".
Sul piano locale, va anche ricordato che - come riporteremo in seguito - l'unica azienda citata da Mussolini nella riunione del direttorio fascista del 17 aprile 1943, sulle "interruzioni dal lavoro" in Italia, è la Riv di Villar Perosa.
E' anche utile citare quanto scrivono, in merito a questi scioperi, da un lato un grande storico e, dall'altro, un ufficiale di Stato maggiore del Regio esercito, addetto al Comando supremo, presente al fianco del generale Castellano alle trattative per l'armistizio del '43.
Claudio della Valle: "Una pagina poco nota perché non trova spazio nei libri di storia per le scuole, la scrissero gli operai delle fabbriche...Con la sola arma che essi hanno per farsi sentire: quella dello sciopero. Dal 5 marzo '43 alla metà del mese successivo, gli operai...scioperano, contribuendo in modo decisivo per far precipitare la crisi del regime fascista".
Generale Luigi Marchesi, riferendosi al 25 luglio 1943, dopo aver documentato l'enorme sproporzione di forze armate a nostro favore rispetto a un'invasione tedesca e la loro fedeltà accertata, aggiunge: e ci rimaneva ancora quella tremenda forza che, seppure non organizzata, avrebbe portato un contributo fondammentale: le masse popolari. Queste avevano già fatto sentire il loro peso decisivo con gli scioperi di Torino e Milano, che contribuiscono sostanzialmente a far superare al re i suoi indugi, prima del 25 aprile.
Osservazioni su quanto finora scritto su questa pagina di storia
Il caso più strano è certamente quello, generalmente affermato, della presenza nel pinerolese per gli scioperi del marzo '43 del vecchio compagno antifascista Gustavo Comollo (Pietro), già di servizio all' "Ordine nuovo" di Gramsci nel 1920. Tralasciamo le sue vicissitudini tra galera fascista e attività clandestina. E' un fatto che esso subì un ennesimo arresto nel giugno 1935. Deportato al confine fascista, prima a Ponza, poi a Ventotene e, nel maggio
1943, trasferito per punizione a Pisticci (Metaponto) da dove fuggì dopo il 25 luglio dello stesso anno partendo per Torino, per salutare i parenti e partire subito dopo per Trieste e ricongiungersi con la sua compagna, anche lei già deportata a Ventotene. .
Come poteva Comollo essere presente agli scioperi nel pinerolese del marzo '43, come affermano, prima il giovane Vittorio Morero, poi, a distanza di anni, anche il compagno Mario Nebiolo? Infatti, quest'ultimo nelle sue
"memorie" afferma di essere stato informato della preparazione dello sciopero, e di avere tenuto un comizio alla Turati il 5 marzo '43. assieme a Walter Giai, quando, in realtà, lo sciopero in quell'azienda ebbe luogo ben dieci giorni dopo, confermando nel contempo la presenza a Pinerolo del Comollo, il quale come abbiamo accertato, era al Confine di polizia. Tralasciamo altre inesattezze non secondarie, forse legate all'età.In realtà si stava, in effetti, decidendo, nella più assoluta clandestinità, del resto più che comprensibile. in merito all'effettuazione del primo grande sciopero antifascista, in tempo di guerra, nel maggior stabilimento industriale italiano, direttamente impegnato nella produzione bellica, e cioè la Fiat Mirafiori, con 21 mila dipendenti; ben sapendo che la forza più o meno organizzata interna era limitata a una ottantina di compagni; mentre sarebbe stato più facile partire dalla Rasetti o dalla Microtecnica, aziende importanti (dove la presenza politica era, in confronto, decisamente maggiore), ma non certo tali da avere lo stesso significato politico e di carattere esemplare sulla possibilità di scontrarsi frontalmente con la dittatura fascista, per "la pace separata", e condizioni di vita più civili.
. Nel suo libro "Deputato per caso?", il giovane Carlo Borra, dipendente Riv che partecipò agli scioperi, riferendosi a quel periodo, si limita scrivere "Lo sciopero partì dalle grandi fabbriche torinesi, ma si propagò rapidamente anche in provincia. Così anche la Riv di Villar...si fermò. Operai e impiegati incrociarono le braccia senza uscire dalla fabbrica, e inutili furono i richiami dei dirigenti. Si era in tempo di guerra e pertanto fu mandata la truppa a presidiare lo stabilimento....Ma ci pensarono soprattutto le donne...a convincere i soldatini..."
"Lo sciopero, se ben ricordo, durò tre o quattro giorni e si concluse in seguito di un'assemblea degli operai".
Terminando in senso positivo, con: "ma in fondo il risultato principale, far sentire al regime che non si poteva contare sul mondo operaio era raggiunto".
Sulle condizioni economiche e sociali degli operai
Si tratta di aspetti molto più noti, dopo gli studi e le ricerche, in particolare, dei professori Vaccarino e Luraghi (ex partigiano della IV Brigata Garibaldi). Ricordiamo perciò solo alcuni elementi indicativi:
Salari reali
(Istituto Nazionale di Statistica) -
1921 = 100
; 1939 = 90; 1940 = 90; 1941 = 86; 1942 = 83; 1943 = 80Costo della vita
(Statistiche Comune di Torino)-
1928 = 100,
1935 = 79,1 ; 1936 = 84,4; 1937 = 93,6; 1938 = 102,8; 1939 = 109,2; 1940 = 126,7 = 1941 = 146,3; 1942 = 165,- (solo alimenti: 1942 = 172,5).
Tessere annonarie
(1943) al giorno, per persona: pane, gr 150; patate, gr 33; riso, gr 5; pasta gr 7; grassi, gr 12; formaggi gr 6; latte gr 200; zucchero gr 16; ecc. Grande assente, il sale da cucina.
Razioni del tutto insufficienti, anche a livello si sopravvivenza e spesso non disponili. Da qui il ricorso generalizzato alla "borsa nera", dove i prezzi venivano anche decuplicati. Ma quale lavoratore disponeva di mezzi economici se non per comperare qualche chilo di patate, di meliga, di pasta o di legno verde? Mentre per il sale si facevano carovane per Savona e portare il più possibile di acqua di mare..
Caso in parte particolare era la condizione dei lavoratori, appartenenti a famiglie contadine aventi uno o più componenti occupati nelle fabbriche. Non abbiamo dati in merito. Sta di fatto che queste differenze obbiettive non risultano avere costituito elemento di conflitto all'interno del mondo operaio. Forse anche in ragione del fatto che era ben noto a tutti il duro lavoro e il magro reddito dei coltivatori nelle nostre valli. Altro andrebbe aggiunto in merito ai moltissimi sfollati dall'area torinese e al reciproco impatto , anche politico, con un mondo aventi tradizioni e cultura tanto diversi.
Interessante, in merito, un documento del Ministero degli Interni - Gabinetto - che riproduce il testo di un telegramma n. 6902, inviato il 14/3/1943 dal prefetto di Torino: "Si sono ripetute ancora aggi le interruzioni dal lavoro esteso a stabilimenti che sinora avevano lavorato ..Est ormai palese che situazione non riguarda soltanto indennità di sfollamento ma mira concessione indennità carovita in relazione con non contestabile aumento costo vita...offerto pretesto speculazione politica che alimentata da propaganda nemica non potrebbe che guadagnare terreno et simpatie qualora attuale situazione dovesse estendersi aut comunque protrarsi. Mezzi persuasione et repressione indiretta finora usati (arresti, richiamo alle armi, rimpatri) non dato risultato est comunque da ritenersi non serviranno porre termine agitazioni ...Non essendo peraltro possibile tollerare che attuale situazione si ripeta o si protragga ancora... indispensabile provvedere repressione diretta...chiusura stabilimenti tempo indeterminato ...arresti vasta scala e denuncie che dovrebbero essere seguite da condanne esemplari ...continueremo frattempo sempre più vasta scala avviamento servizio militare et rimpatri ...provvederò accentare su Torino massimo forze polizia.
F.to Prefetto Di Suni (?)
LE STRUMENTAZIONI E FORZATURE : sullo "spontaneismo"
Troppe volte è stato scritto, anche da "anime belle", che nel nostro Paese, fino al 25 luglio 1943 tutti erano fascisti e, il giorno dopo, tutti antifascisti. Una non nuova ode al trasformismo, ma offensiva per la verità storica
Così per gli scioperi del marzo '43: non pochi revisionisti, seduti nelle loro poltrone e senza un minimo di ricerca storica, hanno creduto di chiudere la partita scrivendo e proclamando che tutto è avvenuto spontaneamente, come una specie di "raptus" collettivo, di esplosione di autocoscienza circa le loro condizioni economiche, senza alcun significato sul piano politico e tantomeno su quello dell'antifascismo o in riferimento alla guerra in atto.
Onestà intellettuale vorrebbe che tali affermazioni fossero corredate da studi specifici, possibilmente verificate sul campo. Non risulta esistere un solo caso in oltre 50 anni di storia.
La realtà è stata ben altra e cercheremo di documentarla sia in base a fonti fasciste e di direzioni aziendali di non nuova scoperta, sia attraverso i pochi documenti e testimonianze ancora disponibili.
Innanzi tutto è necessario ricordare che, nel marzo '43 tutte la aziende definite "ausiliarie" erano soggette ad un regime di militarizzazione (che comprendeva tutte le produzioni ritenute in qualche modo utili a fini militari). Le norme sulla disciplina erano regolate in particolare dalla legge 10/12/1942 n.41, che prevedeva il differimento ai tribunali militari e le più gravi sanzioni per gli atti di assenza dal lavoro o di disordine, equiparando i civili ai militari. Il consigliere nazionale dei sindacati fascisti, Malusardi, il 17/3/1943, all'Assemblea dei Fiduciari fascisti metalmeccanici, affermava: "Gli scioperi devono essere considerati come gli ammutinamenti dei soldati, gli operai che scioperano sono passibili di decimazione; citando un esempio, in Germania, dove ciò è avvenuto ".
Queste norme di legge sono state generalmente disattese nei punti più deliranti. Appare però indubbio che il carattere estremamente esteso e unitario della "sospensioni dal lavoro" ha costituito un potente elemento di freno. La vendetta fascista non è però mancata: moltissimi sono stati gli arresti nei giorni successivi agli scioperi e molti i deferimenti ai Tribunali militari con condanne a anni di detenzione. Altrettanto grave il ritiro di innumerevoli esoneri dal servizio militare, con conseguente immediata militarizzazione.
Noto il telegramma del prefetto di Milano, in data 26/3/1943: "si sta attuando l'accordo Fabbriguerra revoca esoneri militari per operai fino a classe 1907 che parteciparono astensioni dal lavoro. Distretto militare emetterà subito precetto richiamo alle armi ... sarebbe opportuna facoltà revoca esoneri sino classe 900".
L'antifascismo è nato il 25/7/1943?
Probabilmente, chi lo ha scritto ci credeva veramente. Bastava però guardarsi attorno, fare un minimo di ricerca all'interno del regime dittatoriale e poliziesco del ventennio. Per gli intellettuali, risposte puntuali e documentate sono venute dalla grande opera "Viaggio intorno al fascismo" di Ruggero Zangrandi. Al fine di sapere qualcosa in merito
agli operai (al di la delle interpretazioni partitiche), è utile riferimento anche ai rapporti e verbali dalla polizia politica fascista, dell'OVRA e degli altri strumenti di spionaggio. Ecco cosa scrive, nel 1939, cioè dopo circa vent'anni di regime autoritario, un anonimo agente dell' Ovra: "...si ha la sensazione di trovarsi in una città che non è fascista. Torino è sempre stata sabauda e liberale ...La classe operaia fu sovversiva e socialista, oggi è iscritta ai sindacati e al Fascio...soltanto per tornaconto e per la necessità di un lavoro .."Cioè la famosa "tessera del pane".
Altro rapporto dello spionaggio politico, in data 11/5/1939, rilevava l'ostilità "più intransigente" all'accordo recentemente concluso con la Germania ...biasimano apertamente l'alleanza. Temono un sempre più marcato predominio tedesco sulle nostre cose interne ...e asseriscono che mai marceremo a lato dei tedeschi, perché quand'anche riuscissimo vincitori, verremmo ad essere vassalli.
Un rapporto interno della FIAT, addirittura del dicembre 1937: "nella massa lavoratrice si riscontra sempre un ambiente decisamente contrario alle Istituzioni del Regime. Fanno capire che nelle condizioni di vita attuali non si può andare avanti".
Le stesse osservazioni troviamo nelle note informative inviate al Federale di Torino, nelle quali si ammetteva che il malcontento era diffuso e si esprimeva in forme diverse: "Ma la più comune è di sparlare del Regime e dei provvedimenti autarchici che vengono presi. E di ciò se ne sente parlare fra gli operai appena si trovano tra vecchi compagni di cui possono fidarsi, e fra le donne, sia nei mercati cittadini, sia, in questi giorni, davanti alle scuole, in attesa dei figli ...D'altra parte ogni misura assunta dal Regime sembra fatta apposta per sollevare un coro di proteste fra la gente". Gli stessi dirigenti fascisti dovevano riconoscere che esisteva "una ostilità latente", che non si manifestava "per paura".
Riferendosi agli scioperi del marzo '43, il compianto prof. Guido Quazza dice: ".è emerso con chiarezza, come a paragone dell'atteggiamento generalizzato di passività, di stanchezza e di distacco dal regime presente
in tutti i ceti sociali, soltanto la classe operaia delle grandi fabbriche del Nord - il punto nevralgico delle strutture produttive di guerra - trovi la capacità di uscire allo scoperto e scontrarsi direttamente con l'organizzazione capitalista e l'apparato dello stato, e come questa condizioni fortemente l'intera vicenda dei quarantacinque giorni badogliani, soprattutto sotto l'aspetto dei partiti antifascisti, anzi, sia destinato a protrarne le conseguenze in piena Resistenza armata, sino alla primavera del 1944,"
L' atteggiamento degli industriali
Sempre Guido Quazza: "Ancora nel 1942, Agnelli parlava non soltanto di vittoria finale, ma di nuove possibilità di "più equa distribuzione di materie prime, maggiori produzioni, più vasti mercati" aperte dalle "formidabili conquiste nipponiche nel Pacifico e l'assorbimento di ricchi territori [badate. "assorbimento" cioè colonizzazione] della Russia europea nell'economia dell'Asse".
"Dopo i bombardamenti di novembre '42 comincia a perdere la speranza di "raddrizzare" la situazione. Nei primi mesi del '43 riprende e intensifica i contatti con il mondo economico e politico anglosassone, ma riafferma la sua fedeltà a Mussolini. Dopo gli scioperi del marzo decide, con la bruschezza di chi finalmente, sotto la lezione delle cose, sente odore di cadavere, l'abbandono del "duce" al quale è stato legato per tanti anni".
"Di conseguenza, il vecchio senatore decide di "saltare nell'altro campo".
Dal canto suo, Vittorio Cini si dimette nel giugno da ministro delle Comunicazioni e Giuseppe Volpi da presidente della Confederazione fascista degli industriali.
Continua Quazza
: "Il Cortesi ha anche dimostrato come Mussolini, sebbene non si nascondesse l'aspetto politico degli scioperi di marzo", non cogliesse il fatto che la paura del mondo operaio e del comunismo avevano ormai messo un cuneo tra potere economico e regime, che veniva a rendere irreparabile la rottura dell'alleanza complessiva della borghesia nei confronti del regime fascista".Ruolo delle forze politiche
Nel tentativo di unire tutte le varie componenti dell'antifascismo, allora identificabili, in un vasto "Fronte nazionale d'azione", venne concluso a Torino, nel settembre 1942, un accordo tra socialisti e comunisti, successivamente esteso al partito d'azione (GL), ai liberali e alla democrazia cristiana. Si giunse così al lancio di un "Appello" largamente diffuso, firmato "Comitato italiano per la pace e la libertà". Le riunioni sono però sporadiche e scarsamente concludenti.
D'altronde le sole componenti politiche effettivamente presenti, sia pure in forme embrionali nella società erano i comunisti e i giellisti. I rappresentanti delle altre, pur comprendenti validi personaggi, contavano poco più della loro pur autorevole persona.
La vivace voce di Giustizia e Libertà aveva dovuto registrare, poco tempo prima, la decapitazione del suo gruppo dirigente (quasi tutto torinese), arrestato quasi al completo ad opera di una spia fascista infiltrata. Ma è sempre presente, soprattutto nei ceti medi, riuscendo a far uscire, nel gennaio 1943, il suo organo "l'Italia Libera".
Più continua, per tutto il ventennio, la presenza nel territorio nazionale, di comunisti più o meno collegati con la propria organizzazione, i cui vertici, da Gramsci in avanti, finivano quasi tutti negli artigli della efficiente polizia della dittatura e condannati a decine di anni di galera e di confine.
Solo con il rientro dalla Francia del pinerolese Umberto Mazzola, (Francesco) membro della segreteria nazionale emigrata in Francia, nell'agosto 1941, si riuscì a riprendere i contatti con singoli compagni e gruppi isolati, creando un embrione di organizzazione a livello provinciale, di fabbrica e nei quartieri operai. Cercando, nel contempo, di creare momenti di unità d'azione con esponenti delle altre forze politiche e degli antifascisti in genere.
All'inizio del 1943 risultano presenti una ottantina di operai comunisti allla Fiat Mirafiori (su 21.000 occupati); una settantina alla Aeronautica; circa sessanta alla Viberti; una trentina alla Lancia e un numero indefinito ma proporzionalmente più rilevante alle Officine Rasetti e alla Microtecnica. Abbastanza numeroso e molto attivo il gruppo della RIV di Torino. Mancano i dati per il pinerolese, comunque valutati in oltre una ventina fra le varie aziende industriali della Val Chisone e della Valle Pellice. Singole unità a Pinerolo città, salvo la Microtecnica dove esisteva una buona organizzazione interna..
L'attività di singoli e strutture collegate è, fin dalla fine del 1942, essenzialmente basata su una cauta propaganda, con distribuzione delle poche copie disponibili di "L'Unità", qualche numeri in più del "Grido di Spartaco" (da ottobre 1941) e del "Quaderno dei lavoratori" (da luglio 1942), i cui articoli ritenuti più validi, venivano ricopiati a mano, con caratteri maiuscoli per non consentire l'identificazione dell'autore. Nel merito, lo scrittore torinese Aldo Agosti scrive:
"...tuttavia è opportuno ricordare che la rete dei simpatizzanti, degli operai che collaborano all'azione clandestina dei comunisti ...era molto più ampia ...il pci era ancora, nel 1943, un parti
to strettamente d'avanguardia: prima di accettare l'iscrizione di un nuovo militante si vagliavano scrupolosamente le sue posizioni" E, in ogni caso, doveva essere "presentato" da altri due compagni noti. "Le funzioni essenziali di queste esigue minoranze stavano in primo luogo nel raccogliere le proteste, le esigenze generalizzate, il grado di disponibilità a farli valere con la lotta, con piena conoscenza dei rischi inevitabili, soprattutto in periodo di guerra in stabilimenti ausiliari ..."
Una valutazione nel merito, viene anche da una relazione della direzione FIAT-RIV datata 24 marzo 1943, in cui si afferma: "la propaganda sovversiva, del resto, si è rivelata estesa anche sotto forma di manifestini distribuiti su larga scala da una organizzazione ben fornita ed esperta"
Purtroppo la ricostruzione storica deve registrare lo scarso, per non dire nullo, impegno democristiano all'organizzazione e alla realizzazione di questi scioperi. Il che può essere dedotto dalle posizioni assunte, addirittura il 23 luglio 1943, e cioè alla vigilia della caduta del fascismo. In quel giorno è avvenuta, a Torino,. la riunione del "Comitato del fronte nazionale d'azione" per lanciare un Appello comune del fronte antifascista. I rappresentanti della dc hanno preteso la cancellazione dal volantino di ogni riferimento alla "pace separata", alla parola d'ordine "fuori i tedeschi dall'Italia" e la non citazione degli scioperi del marzo 1943, i quali dovevano essere considerati come "elementi di portata locale",
Questo spiega la ragione vera di tante ambiguità precedenti e successive, e la spinta a cancellare dalla storia i fatti epocali del 1943, contro ogni valutazione politica anche internazionale.
Già abbiamo detto dei giellisti. Per i socialisti, pur in mancanza di una qualche struttura organizzativa, più legati alla forza della tradizione che da una perdurante intesa cospirativa, il comportamento di quelli presenti nelle fabbriche è di attiva partecipazione. Sul piano locale questa posizione ha assunto una particolare importanza in relazione alla forte presenza, in particolare a Pineroilo, di militanti operai rimasti sempre contrari al fascismo. Di particolare rilievo l'impegno diretto, anche sul piano organizzativo e politico, dell'operaio "socialista da sempre" Mario Giai Miniet.
Mussolini e e gli scioperi, cita il caso RIV
Può ancora essere interessante conoscere la posizione del vertice fascista e dello stesso Mussolini, il quale nella riunione del Direttorio del Pnf tenuta a palazzo Venezia il 17/4/1943, riferendosi agli scioperi del marzo-aprile, pur cercando, di fronte alla collera di Hitler, di minimizzare le dimensioni e la portata, affermava:(dal verbale):
"quantunque il volume del fenomeno non sia stato imponente ...a Torino non sono stati di più di 30.000 quelli che hanno scioperato, ed a Milano forse altrettanto : in tutta la zona farà 100.000".
Solo caso aziendale citato: "per esempio a Villar Perosa c'è stato uno sciopero "classico" di 48 ore, uno sciopero di tutti i 4.000 dipendenti".
Vengono citate le rivendicazioni: "pace separata"; "aumento delle razioni di pane"; ..."liberazione degli arrestati".
Aggiungendo: "un'agitazione del genere non cade dal cielo come fulmine improvviso. Evidentemente, se ci sono delle antenne vibratili, esse avvertono quello che bolle nel sottosuolo e quindi danno l'allarme ...viceversa Roma non è stata avvertita di ciò ...A Torino sono avvenuto cose paradossali ...a un certo momento si è fatto ricorso ai mutilati di guerra ...Questo è grave ...non vi stupirete se io ho dato alle questure e alle prefetture ordini draconiani ...non ho avuto l'impressione che gli organi di polizia abbiano avuto il mordente necessario...Se avessero sparato le autoblinde, io avrei assunto subito la responsabilità di ciò..."
Sugli scioperi di Villar Perosa
Tra le pochissime fonti disponibili (tralasciando quelle superficiali o non attendibili): Umberto MASSOLA: "Gli scioperi del 1943, Ed. Riuniti, 1973); Giorgio ROCHAT: "Gli scioperi del 1943 nel pinerolese", su "La beidana", novembre 1943; Pier Carlo PAZE': intervento al Convegno di Villar Perosa, 7 marzo 1943. Il prezioso Diario di Giacomo De Gregorio, in parte riprodotto il 7 marzo 1973; le testimonianze e interviste di Giuseppe TRAVERSO e Mario GIAI MINIET.
Non si dispongono di elementi sulla preparazione dello sciopero, durata alcuni mesi, se non il recapito aglii operai collegati in qualche modo con il partito, e ai simpatizzanti sicuri, degli organi di stampa clandestina disponibili. Frequente l'uso di volantini riprodotti a mano, lasciati in luoghi frequentati. Solo nel febbraio 1943 sembrane siano giunte alcune copia di "L'Unità".
Mezzi di collegamento con la Sezione "stampa" di Torino, sembrano essere operai Riv in trasferta allo stabilimento di via Nizza a Torino (e viceversa), così per altri operai e tecnici della Microtecnioca di Pinerolo, con sede a Torino. Non appare interpretabile la segnalazione di arrivo materiale "tramite Dubbione". Certa è la diffusione di L'Unità e di altri materiali da parte del compagno Giuseppe Latino. il quale "lo riceveva da Pinerolo" Solo "fenicottero" individuabile che si conosca: l'operaio Parabbi Arnaldo, che lavorava all' Alemanno di Torino, sfollato a Buriasco (successivamente arrestato nel 1944).
In merito all'attuazione dello sciopero, è documentato il fatto che - come a Torino il punto di partenza alla Fiat Mirafiori è stato l'officina 19, dove operava il comp. Leo Lanfranco, membro della Segreteria provinciale del pci di Torino (poi seviziato e assassinato dai fascisti di Novena a Villafranca) - così alla Riv di Villar l'avvio è avvenuto a partire dall'Officina rettifiche, dove opera Giacomo De Gregori, comunista che, giovanissimo, aveva già parteciupato all'occupazione delle fabbriche nel 1920 nella Torino di Gramsci.
Estratti del suo Diario: " le notizie sulle fermate di Torno arrivavano un po confuse a Villar Perosa, e comunque d'accordo con amici e compagni decidemmo di metterle in risalto e divulgarle fra le maestranze e nel contempo spiegare il perché. Fu un lavoro delicato e pericoloso, le nostre possibilità di propaganda erano limitate e ci venne in aiuto un opuscolo che, appunto, riportava i movimenti e le agitazioni operaie che si verificavano nei vari complessi industriali di Torino...",
"Ne trascrivemmo diverse copie aggiungendo che anche noi bisognava muoversi e in alce preannunciavamo l'inizio della protesta, cioè aspettare il segnale "prova sirena"...Invitai a intensificare la propaganda...Occorreva iniziare la fermata nella mattinata stessa senza indugio; tutto il possibile fu fatto, con opera di convinzione. Dubitavo fortemente su un esito positivo: il reparto rettifiche (dove lavoravo) era in maggioranza d'accordo ...Finalmente il lugubre suono vibrò nell'aria: mi scostai dalla macchina ...mi fermai e vidi che i miei compagni di lavoro seguivano il mio esempio, si fermarono anch'essi e si riunirono in gruppi consistenti incrociati: il nostro esempio si divulgava di reparto in reparto tanto che in pochi minuti quasi tutto lo stabilimento fu fermo. Era il 13 marzo 1943".
Poco dopo l'intera maestranza di 5.000 dipendenti è ferma. Però la direzione Riv non si arrende...ma le ingiunzioni dell'ing. Tomasetti (figliol mio ..) rimangono senza esito.
Tra le testimonianze, rileviamo l'unanimità nell'esaltare il ruolo essenziale assunto dalle donne. Viene citata, in particolare (anche nei rapporti di polizia), l'operaia Olga Baravallo di Pinerolo e le sue parole rivolte alle compagne di lavoro: "Se tutti siamo uniti sapremo resistere e smettere di lavorare facendo diminuire la produzione, ciò comprometterà sempre di più la sorte della guerra ingiusta e obbligherà il governo a concludere la pace e a mettere la parola fine a tutte queste miserie e restrizioni in cui siamo", Pieno consenso e applauso generale di tutti i presenti all'assemblea.
Interviene anche Secondo Annibale che spiega come lo sciopero "comprometta ed abbassi la produzione di guerra, determinando la rottura con la Germania".
Continua il De Gregorio: "...con gli amici feci un giro per i vari reparti e officine: costatai che la totalità della maestranza aveva risposto favorevolmente e con decisione alle agitazioni, anche quelli che erano iscritti al partito nazionale fascista ...la notizia della fermata era già trapelata fuori dalla fabbrica e come una macchia d'olio si era sparsa nei vari centri abitati del pinerolese:::"
"La prima mossa di intervento della direzione fu al turno di notte ...solo un operatore del reparto fucine dichiarò che lui e la sua squadra avrebbero aderito all'invito [di riprendere il lavoro] ...fu malmenato e schiaffeggiato in presenza dell' ingegnere e dei sorveglianti chi si presero ben premura di non intervenire ...al mattino seguente, al rientro, prima sorpresa: l'ingegnere Prever, Bertolone e il caposorvegliante .si presentano al reparto rettifiche con fare deciso.. Al segnale della luce rossa, inizio del lavoro, Bertolone ordinava di dare l'aria a un grosso motore che alimentava varie macchine. Il caposbirri impugnò le manette e mise i contatti: il motore aveva appena cominciato a girare che un "bocia" prontamente si aggrappò ai congegni e tolse la corrente(Noi allora mettevamo le donne davanti ...incitandole, gridando "forza fumne, suta fumne")... i tre visto la malapiega iniziarono un perfetto sganciamento di fronte al nemico ...sempre tallonati dalle masse che via via ingrossavano le file ...ripetendo le richieste di aumento e razioni ...Non si era ancora spento l'eco di quella manifestazione che dovetti intervenire con mio cognato (Giuseppe Traverso) su un gruppo di operai che si accaniva su un crumiro ...Di forza levai il malcapitato dalle grinfie di alcune donne che l'avevano già con i graffi, conciato maluccio..."
"...La mattina [del 16 marzo] il senatore Agnelli si reca alla fabbrica ...Parla, sforzandosi di apparire commosso, alle maestranze rimproverandole del grave dolore che gli procuravano, poi che egli mai si sarebbe aspettato che si ribellassero gli operai della sua fabbrica, i suoi protetti, i suoi beniamini ...Chiede poi quali siano le richieste ...commenta dicendo che per i soldi si poteva fare qualcosa, non compete a lui procurare generi alimentari poiche anch'egli ha la tessera ...Dice che in Italia ci sarebbero stati viveri e indumenti per tutti, ma che i sottomarini affondavano le navi cariche di generi alimentari. Gli operai rispondono "abbasso la guerra"...Si dichiara allora disposto a ricevere una delegazione di operai ...chiesto la sua parola d'onore a salvaguardia dell'incolumità dei delegati ...vorrebbe la ripresa del lavoro durante la trattativa ...gli operai rifiutano ...i delegati ogni volta che si accordano su un punto ...lo comunicano alla massa: solo se questo è approvato il punto viene addottato. Dopo due ore di discussione si trova l'accordo ...a tutti una indennità (una tantum) di "caro vita" di £ 300 per i capofamiglia e di £ 200 per gli altri ...non vorrebbe concedere au
menti salariali ...non può contravvenire alla legge ...Ci si accorda per un aumento di £ 22 al giorno, del quale però bisogna tenere nascosta l'esistenza ...L'azienda pagherà tutte le ore di sciopero ... Nessun provvedimento verrà preso nei confronti di alcuno ...verrà migliorata la mensa e sarà servita la pastasciutta due volte la settimana...il lavoro riprende".
"Presagii qualcosa di losco, avvisai compagni e amici...Gli consigliai di tenersi pronti a ogni eventualità ...parlai con Traverso ...condivise i miei pensieri ...c'erano le promesse e la parola d'onore di un senatore, autorità massima dello Stato, cugino del re d'Italia ..."
"Verso l'una di notte ...notai un gruppo di militi armati: li contai, erano dieci ...Vidi uscire lui [Traverso Giuseppe] e sua moglie accompagnato dai militi ... Due giorni dopo, a mezzanotte, salii sul furgone già occupato da altri ...passano a prelevare Battista Mina. Verso le 4,30 ci caricano e portano alle Nuove di Torno ...Scoppiò una vera e propria caccia all'operaio ...Decine di essi furono arrestati ...".
Chi erano gli arrestati ? Ce lo dice Giai MINIET:
"Nei giorni dello sciopero totale fui minacciato da un fascista "Vi faremo fucilare dai tedeschi" mi disse, mentre stavo spiegando a un gruppo di operai in un caffè, i motivi di fondo della nostra protesta, che non è solo il pane e la paga, ma andava contro il fascismo. Infatti quando fui arrestato, era una domenica, il 21 marzo, venni accusato di propaganda eversiva. Come Travers, De Gregori e altri, finì prima alle Nuove e poi a Susa. Eravamo in dodici di Villar Perosa ...aggiungendo: " furono informati (i fascisti) per filo e per segno su chi erano gli elementi più pericolosi....quelli che non avevano responsabilità nell'organizzazione dello sciopero furono scarcerati quasi subito...".
Giacomo DE GREGORIO
aggiunge: " gli operai di Villar lavoravano ignari dell'arresto di altri operai, solamentd all'entrata del turno centrale furono messi al corrente ...inviarono delegazione negli uffici ...ricevuti dal direttore generale Prever ...non ne sapeva nulla ...avrebbe assunto informazioni ...Bugiardi e vigliacchi, tutto era stato concordato con loro...".
GLI ALTRI SCIOPERI NEL PINEROLESE
Ci siamo soffermati sulla RIV di Villar Perosa, non solo in ragione del suo essere l'azienda di punta dell'industria del pinerolese, con una produzione essenziale ai fini bellici, ma anche e soprattutto perchè può costituire un esempio di ciò che - sia pure in condizioni, forme e durata molto diversi - è avvenuto - anche sul piano umano - nelle varie aziende, fino a coinvolgere l'intero settore industriale, in tutte le sue componenti, dalle grandi fabbriche metalmeccaniche e tessili, ai settori minerario, dell'edilizia, della lavorazione della pietre, ecc.
Si tratta con quasi assoluta certezza di un caso unico in Italia, tanto in ragione dell'estensione dello sciopero a TUTTE le imprese industriali esistenti nel territorio, quanto al livello di partecipazione, dell'ordine del 100% fra gli operai e percentuali elevatissime fra tecnici e impiegati amministrativi.
I dati indicati di seguito sono tutti rilevati dalle comunicazioni di carabinieri e polizia alle Questure, Prefetture, Ministero dell'Interno, ai vari organi di spionaggio e altri organi fascisti di controllo, oltre alcune testimonianze dirette ancora possibili. Ovviamente i rapporti ufficiali tendevano a minimizzare tutto quanto concerneva le "fermate dal lavoro" considerate, a ragione, sconfitte politiche del Regime.
Svolgimento degli scioperi
data d'inizio A z i e n d e l o c a l i t à scioperanti data fine
| Data d'inizio | Azienda | Località | Scioperanti | Data fine |
| 11 marzo | Off.Riv | Villar Perosa | 2000 (donne) | 11 marzo (ore 3,5) |
| 12 marzo | Off.Riv | Villar Perosa | 5.000 | 1 ora - solidarietà |
| 12 marzo | Spazzol.Obert | Piscina | 32 | 12 marzo (ore 0,5) |
| 13 marzo | Off.Riv | Villar Perosa | 5.000 | 16 marzo |
| 13 marzo | Setif.Gutterman | Perosa | 1.100 | 22 marzo |
| 13 marzo | Cotonif. Widemann | S.Germano | 279 | 22 marzo |
| 13 marzo | Cotonif.Valle Susa | S.Germano | 620 | 22 marzo |
| 13 marzo | Off.Meccaniche Poccardi | Pinerolo | 110 | 22 marzo |
| 13 marzo | Talco Grafite | Pinerolo | 350 | 22 marzo |
| 13 marzo | Talco Grafite | Villar Perosa | 122 | 22 marzo |
| 13 marzo | Talco Grafite | Porte | 144 | 22 marzo |
| 13 marzo | Chiodi Mustad | Pinerolo | 110 | 22 marzo |
| 13 marzo | Filanda Turati | Pinerolo | 100 | 18 marzo |
| 16 marzo | Talco Grafite | Perrero | 180 | 22 marzo |
| 16 marzo | Off.Martin | Porte | 36 | 17 marzo |
| 16 marzo | Edili Uberti | Villar Perosa | 50 | 17 marzo |
| 16 marzo | Edili Bona | Villar Perosa | 20 | 17 marzo |
| 16 marzo | Off.Comunale Gas | Pinerolo | 16 | 16 marzo (1 ora) |
| 16 marzo | Cotonificio Mazzonis | Luserna | 1500 | 22 marzo |
| 16 marzo | Stamperia Mazzonis | Torre Pellice | 550 | 22 marzo |
| 16 marzo | Merlettificio Turc | Pinerolo | 120 | 17 marzo |
| 16 marzo | Off. Artic Tecnici | Pinerolo | 20 | 17 marzo |
| 16 marzo | Off.Pesi e Misure | Pinerolo | 110 | 19 marzo |
| 16 marzo | Coperte Perotti | Pinerolo | 10 | 22 marzo |
| 17 marzo | Filatura Turati | Luserna | 210 | 22 marzo |
| 17 marzo | Filanda Vaciago | Luserna | 280 | 22 marzo |
| 19 marzo | Lavor.Pietre Paira | Luserna | 22 marzo | |
| 19 marzo | Lavor.Pietre Mattalia | Luserna | 22 marzo | |
| 19 marzo | Lavor.Pietre Travaglini | Luserna | 22 marzo | |
| 19 marzo | Segheria De Francesco | Luserna | 40 | 22 marzo |
AZIENDE PARTECIPATO AGLI SCIOPERI n. 29TOTALE LAVORATORI PARTECIPANTI n. 11.429
La repressione fascita
Dall'Archivio centrale dello Stato: telegramma n.7465 del prefetto di Torino, in data 16 marzo: Ho dato ordine Arma Pinerolo procedere col dovuto rigore, arresti e denuncie contro gli scioperanti del pinerolese".
Infatti, dopo la fine degli scioperi, la polizia fascista ha scatenato una ondata di arresti, avvenuti tutti a casa, di notte, in modo che le notizie giungessero in ritardo nelle aziende. La forma assunta è quella del fermo di polizia, senza motivazione, se non "deve accompagnarci in caserma per accertamenti": Qui il fermo veniva tramutato in arresto, con immediato invio alle carceri Nuove di Torino e, successivamente (almeno per quelli noti), al carcere di Susa. Noi non abbiamo notizie sui processi, altri potrebbero rintracciarli.
Gli arresi risultanti dai documenti dei carabinieri di Pinerolo, sono:
Riv di Villar Perosa n. 38
Officine Meccaniche Poccardi n. 6
Senza indicazioni n. 14
TOTALE n. 56 di cui almeno 11 donne
Unica testimonianza disponibile, oltre a quelle citata di Giai Miniet è::
Giacomo DE GREGORIO "gli operai di Villar lavoravano ignorando gli arresti di altri operai, solamente dopo l'entrata del turno centrale furono messi al corrente ...inviarino dei delegati negli uffici ...ricevuti dal direttore generale Prever ...non sapeva nulla ...avrebbe assunto informazioni ...Bugiardi e vigliacchi, tutto era stato concordato con le autorità...".
Nominativi - che si conoscono - degli arrestati
Riv Villar: deferiti al Tribunale speciale fascista: Elsa Grangetto; Olga Baravallo, Margherite Bessone; Natalina Giacomino; Francesca Giacomone; Luisa Montaldo; Mario Giai Miniet; Angelo e Giuseppe Travers; Giacomo Di Gregorio; Vitale Florio; Biagio Giustetto; Secondo Enrico Annibale; Giuseppe Latino; Giovanni Negro; Giacomo Verduna; Amedeo Ronchon; Travet; Bonato; Pistore; Toretta; Bonino; Bonifante; Vidorat; Garis; Pera; Re: Abbio; Garello: Paterio.
Officine Meccaniche Poccardi: Mario Salvai; Ludovico Cavallo; Giuseppe Bima.
Altri: Apollone (Widemann): Moresco (Val Chisone)
Scrive Giorgio Vaccarino: "Ovunque avvengono arresti, gli operai raccolgono denaro per assistere i compagni e le loro famiglie. Le collette vengono raccolte pubblicamente ed in alcune aziende con la connivenza dei proprietari ...segno rapido precipitare degli eventi nei mesi che precedono la caduta del fascismo...".
Appunti Home PageQuesto è quanto è stato possibile accertare, certo mancano molti tasselli, in particolare sugli scioperi che hanno coinvolto intere popolazioni (Peroisa, Luserna, S.Germano, Pinerolo, ecc.). Forse altri si impegnerà in quella direzione. La nostra Scheda vuole solo impedire ulteriori dispersioni di elementi importanti della nostra memoria storica.