CONSIGLIO
REGIONALE DEL PIEMONTE
COMITATO
DELLA REGIONE PIEMONTE PER L'AFFERMAZIONE DEI VALORI DELLA RESISTENZA E DEI
PRINCIPI DELLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA
PROVINCIA
DI TORINO
PROVVEDITORATO AGLI STUDI
DI TORINO
RICERCA
SUL TEMA:
Una delle fonti principali per lo studio della
deportazione è la memorialistica. Molti diari, molti testi autobiografici
furono scritti al ritorno dal lager e sono legati allurgenza del ricordo, al
bisogno di testimoniare anche per chi non è tornato. Altri furono scritti
soltanto molti anni dopo ed hanno diversa struttura: la riflessione critica
prevale sullemozione, affiorano i paragoni con altre esperienze, cresce il
bisogno di tramandare la propria vicenda alle generazioni più giovani.
Ricorrendo ad un percorso di letture personali
rifletti sul diverso uso della memoria che il trascorrere del tempo impone a
chi scrive pagine autobiografiche.
MEMORIE DALLA SHOAH
Autori:
Agù Federico
Butera Marco
Buffa Alan
Perrot Gianna
Reymondo
Elena
Docente
coordinatore:
Valter Careglio
Istituto
Professionale Statale per l'Agricoltura e l'Ambiente "I.Porro" di
Osasco (To)
Via Martiri della Libertà,
42 - 10060 - Osasco (To) Tel/Fax 0121.541010
Indirizzo Internet:
www.pinerolo-cultura.sail.it/agroambientale.htm
e-mail: ninfea@sail.it.
A dieci anni dalla liberazione dei lager, è
triste e significativo dover constatare che, almeno in Italia, largomento dei
campi di sterminio, lungi dallessere diventato storia, si avvia alla completa
dimenticanza. [
] Dei lager, oggi, è indelicato parlare. Si rischia di essere
accusati di vittimismo o di amore gratuito per il macabro, nella migliore delle
ipotesi, nella peggiore di mendacio puro e semplice, o magari di oltraggio al
pudore. E giustificato questo silenzio? Dobbiamo tollerarlo noi superstiti?
[
] La risposta non può essere che una. Non è lecito dimenticare, non è lecito
tacere. Se noi taceremo, chi parlerà? Non certo i colpevoli e i loro complici.
Se mancherà la nostra testimonianza, in un futuro non lontano le gesta della
bestialità nazista, per la loro stessa enormità, potranno essere relegate tra
le leggende. Parlare, quindi bisogna. [
] Che se ne taccia in Germania, che ne
tacciano i fascisti, è naturale [
] ma che dire del silenzio del mondo civile, del
silenzio della cultura, davanti ai nostri figli, davanti ai nostri amici che
ritornano da lunghi anni di esilio in lontani paesi? [
] Non è dovuto a viltà.
Vive in noi una istanza più profonda, più degna, che in molte circostanze ci
consiglia di tacere sui lager, o quanto meno di attenuare, di censurarne le
immagini, ancora così vive nella nostra memoria
[1]
Primo Levi
Anche lo scorso anno abbiamo partecipato a questo concorso e soddisfatti di questa esperienza formativa, abbiamo deciso di proseguire il lavoro iniziato presentando questo nuovo elaborato. Siamo giunti al nostro ultimo anno di scuola insieme e questo costituisce per il nostro gruppo l'ultima opportunità di approfondire una tematica che ci ha coinvolti e che ha contribuito alla nostra crescita personale.
Il
lavoro dello scorso anno, iniziato con la lettura di libri e testimonianze, è
terminato con la visita al campo di Auschwitz-Birkenau: un'esperienza forte che
ci ha coinvolti emotivamente e ci ha fatto sentire il bisogno di completare il
nostro percorso. Prima di entrare nel campo, infatti, ci eravamo immaginati un
luogo più sporco e disordinato; era però difficile immaginare le sensazioni che
ci avrebbero travolto una volta entrati in quellatmosfera di dolore che da più
di mezzo secolo circonda quel luogo. Dalle memorie dei sopravvissuti ci si
poteva immaginare un luogo dove il grigio predominava, dove la luce entrava a
stento, un luogo silenzioso dove era però ancora possibile udire leco della
sofferenza. Neppure il terreno sembrava capace di generare nuova vita.
Latmosfera
allinterno del campo è ciò che ci è rimasto maggiormente impresso: si
respirava unaria di morte. In ogni luogo visitato si sentiva il peso
incessante dellannientamento, un lugubre silenzio ci ha avvolti. Ci si è
formato un nodo in gola e siamo rimasti stupiti: al posto di baracche in legno
marcescente vi erano dei casermoni costruiti in mattoni nerastri, al posto del
fango vi erano prati verdi e ben curati. Anche allinterno, tutte le caserme
erano ristrutturate: i muri erano stati ridipinti, larredamento, se si
poteva considerare tale, era stato rinnovato ed erano presenti termosifoni. A
questo proposito, Primo Levi in seguito ad una visita avvenuta alcuni anni dopo
la liberazione scrive
quando sono entrato non ho provato grande
impressione a visitare il campo
: il governo polacco lo ha trasformato in una
specie di monumento nazionale, le baracche sono state ripulite e verniciate,
sono stati piantati alberi, disegnate aiuole
Quando
siamo entrati nelle prigioni del block II, laria veniva a mancare e prendeva
il sopravvento un acre odore e la tristezza. Questo block era un casermone
dove, in piccole cellette erano detenuti i prigionieri in attesa della condanna
a morte. Inoltre, in questo edificio, furono fatte le prime prove con il
Cyclon B (un gas topicida), utilizzato poi nelle camere a gas.
Alcuni
di noi, non si ricordano più di essere entrati in particolari edifici o aver
ascoltato alcune testimonianze; ciò accade, perché la memoria umana tende a
cancellare gli episodi che ci creano maggiore turbamento. La memoria è il mezzo
che ci permette di ricordare e di conseguenza di trasmettere agli altri cose
che non sanno. Ma la nostra generazione ha l'opportunità di conoscere le
terribili verità dei lager non solamente attraverso i libri ma anche attraverso
testimonianze dirette e ci è sembrato importante dare il nostro contributo per
far sì che questi ricordi non vadano persi.
Attraverso
la loro testimonianza i sopravvissuti non chiedono vendetta ma chiedono
giustizia anche per coloro che non hanno fatto ritorno e lanciano un appello di
speranza affinché gli errori del passato non si ripetano mai più.
Abbiamo
voluto raccogliere il grido di dolore e di speranza di coloro che sono riusciti
a superare l'annientamento subìto nei campi di concentramento ed hanno avuto la
forza di ricordare, e dare voce al grido silenzioso dei troppi che non sono
tornati.
Il libro autobiografico
"Se questo è un uomo" scritto da Primo Levi, nei mesi successivi al
suo ritorno in Italia, racconta le sue esperienze vissute durante la permanenza
nel lager nazista di Auschwitz e Buna - Monowitz in Polonia.
Questo libro fu ideato da
Levi prima della liberazione; egli aveva già scritto degli appunti, che per
paura che i nazisti trovassero fu costretto a distruggere. E lui stesso a
scrivere:"
non appena , al mattino, io mi sottraggo alla rabbia del
vento e varco la soglia del laboratorio, ecco al mio fianco la compagna di
tutti i momenti di tregua, del Ka-Be e delle domeniche di riposo: la pena del
ricordarsi, il vecchio feroce struggimento di sentirsi uomo, che mi assalta
come un cane allistante in cui la coscienza esce dal buio. Allora prendo
matita e penna, e scrivo quello che non saprei dire a nessuno."
Appena
tornato a casa, nel 1946, si mise subito a lavoro per scrivere questo libro,
perché sentiva il bisogno di sfogarsi e di rendere gli altri partecipi della
propria orribile esperienza. Lo scrivere un libro di sfogo, divenne per Levi, e
per molti altri, un bisogno elementare. Con la stesura di questo libro Levi ebbe
una liberazione interiore, se pur minima, perché la detenzione in lager gli
segnò tutta la vita: " E stata lesperienza del lager a costringermi a
scrivere
mi pareva , questo libro, di averlo già in testa, tutto pronto, di
doverlo solo lasciare uscire e scendere sulla carta."
Il libro, essendo stato
scritto subito dopo la tragica esperienza, contiene poche riflessioni, ma è
dotato di un ritmo veloce e gli avvenimenti sono descritti come dei flash,
ricchi di emozioni. Si possono notare, inoltre, molte descrizioni, frutto
dellimmediata testimonianza, cosa che con il passare del tempo sparisce,
perché la memoria umana tende a cancellare questo tipo di visione, mentre
aumentano i ragionamenti e i giudizi.
Come Levi disse durante
unintervista, in questo libro ha cercato di usare un linguaggio sobrio e
pacato, ha cercato di non fare la parte della vittima, bensì del testimone: "
pensavo
che la mia parola sarebbe stata tanto più credibile ed utile quanto più
apparisse obbiettiva e quanto meno suonasse appassionata, solo così il
testimone in giudizio adempie alla sua funzione, che è quella di preparare il
terreno al giudice". Il fatto di essere giudicato dalle altre persone,
preoccupava Levi già allinterno del lager, infatti, uno dei suoi peggiori
incubi era tornare a casa e non essere ascoltato o essere deriso. Il suo
obbiettivo, quindi, era far conoscere a tutti i crimini e le crudeltà che sono
state inflitte da uomini privi di sentimenti ad altre persone appartenenti ad
una "razza diversa" o ad una condizione sociale differente.
Inoltre, si cerca di far
capire alle nuove generazioni le assurdità compiute dal fascismo e dal nazismo.
Levi, in proposito, in una prefazione destinata ai giovani, nel 1972 scrive:
"Sarò felice se saprò che anche uno solo dei nuovi lettori avrà compreso
quanto è rischiosa la strada che parte dal fanatismo nazionalistico e dalla
rinuncia della ragione."
Il protagonista-autore,
inoltre, cerca di usare un linguaggio da testimone, ma non sempre ci riesce
perché le emozioni prendono il sopravvento. Comunque anche se non viene
esplicitamente espresso un giudizio, non significa che sia stato attuato un
perdono indiscriminato: lautore si limita a raccontare i fatti, lascia libero
giudizio al pubblico.
Il libro è pieno di
interrogativi che Levi si pose durante la sua permanenza nel campo: queste
domande non trovano risposta in una riflessione, ma questa è data dal pensiero
o meglio dalla situazione che si stava vivendo nel campo.
Il libro non segue un
ordine cronologico, se non alla fine quando viene assunta una forma diaristica
con lo scopo di informare il lettore su tutti gli avvenimenti accaduti in un
breve periodo. Non si rispetta un ordine perché lautore scrive per primi i
capitoli che urgono di più, cioè quelli con cui riesce maggiormente a dare
sfogo ai suoi sentimenti.
Il ricordo, può essere un
ulteriore atto di ribellione alla volontà dei nazisti di cancellare lidentità,
la volontà di un uomo: come Levi allinterno del lager è riuscito a mantenere
attiva la mente, il pensiero, il ricordo dei suoi cari, una volta finita la
tortura dei campi di concentramento questo atto di ribellione che si basa sulla
memoria, sulla volontà di rendere noti gli avvenimenti accaduti nel campo di
concentramento rimane ancora attivo e prova il fallimento dellobbiettivo dei
carnefici.
Come
abbiamo visto, i reduci dai campi di sterminio hanno assunto due atteggiamenti.
Chi ha il bisogno urgente di ricordare e di tramandare la sua tragica
esperienza, chi invece vuole dimenticare tutto ciò che ha vissuto nei lager.
Marco
Belpoliti scrive sulla Stampa del 17 febbraio 2002: Levi, [
], non si è
proposto di dimenticare, di vivere al riparo di una rimozione più o meno riuscita;
si è invece esposto al ruolo di testimone, ha affrontato il problema del non
dimenticare; continua a scrivere: ma noi ceravamo
[2]
Sono atteggiamenti umani,
nati dallassurdo regime che si viveva nei campi di concentramento. Questo
condizionò per sempre la vita di quelle persone che sono riuscite a
sopravvivere. Chi cercò di dimenticare, di non pensare più ai tragici fatti che
gli erano accaduti, come se uscito dal campo avesse unoccasione di
ricominciare da zero, lo fa per non ricordare quei terribili momenti, per non
dover di nuovo soffrire pensando ai compagni morti e ai compromessi che per
sopravvivere era obbligato a fare in un gruppo di uomini spinto ai limiti della
sopravvivenza. Però a nostro parere non cè riuscito, anche perché chi si
ostina a dimenticare, a non pensarci, verrà tormentato sempre di più: la
memoria di fatti così tragici purtroppo non si può cancellare. Chi sente lurgenza
di raccontare la propria esperienza spesso lo fa per mettere ordine dentro di
sé, per placare la propria rabbia interiore, per liberarsi di un enorme peso,
per non dimenticare i particolari, nomi, facce, emozioni.
Primo Levi stesso nella
prefazione de La tregua scrisse: Rientrato
in Italia, dovetti affrettarmi a trovare un lavoro, per mantenere me e la mia
famiglia: ma la non comune esperienza che mi era toccata in sorte, il mondo
infernale di Auschwitz, la miracolosa salvazione, le parole e i volti dei
compagni scomparsi o sopravvissuti, la libertà ritrovata, lestenuante e
straordinario viaggio di ritorno, tutto questo mi premeva dentro
imperiosamente. Avevo bisogno di raccontare queste cose: mi sembrava importante
che esse non rimanessero a giacere dentro di me, come in un incubo, ma fossero
conosciute, non solo dai miei amici ma da tutti, dal pubblico più vasto
possibile
[3].
La tregua è in realtà un
libro scritto molti anni dopo luscita dal lager. Infatti è più ragionato, ed è
più pacato, non più circondato da quellatmosfera di pesantezza, di grigio,
che caratterizza Se questo è un uomo. Indubbiamente anchesso è condizionato
dallesigenza di ricordare, ma è una memoria serena, una memoria di viaggio, di
libertà ritrovata e di nuove esaltanti esperienze vissute. Insomma, nonostante
questo tortuoso percorso attraverso lo sconfinato est europeo sia partito da
unesperienza così drammatica come quella dei lager, Primo Levi lo giudica
positivamente.
In
proposito egli scrisse: Avevo detto quanto dovevo dire, avevo ripreso la
mia professione di chimico, non provavo più quel bisogno, quella necessità di
raccontare, che mi avevano costretto a prendere la penna in mano. Tuttavia [
]
avevo ancora molte cose da narrare: non più cose tremende, fatali e necessarie,
ma avventure allegre e tristi, paesi sterminati e strani, imprese furfantesche
dei miei innumerevoli compagni di viaggio, il vortice multicolore e
affascinante dellEuropa del dopoguerra, ubriaca di libertà e insieme inquieta
nel terrore di una nuova guerra.
Sono questi gli argomenti
di La
tregua, il libro del lungo viaggio di ritorno. Credo che si distingua
agevolmente che esso è stato scritto da un uomo diverso: non solo più vecchio
di 15 anni, ma più pacato e tranquillo, più attento alla tessitura della frase,
più consapevole: insomma più scrittore in tutti sensi buoni e meno buoni del
termine
[4]
Quando si legge il libro I
sommersi e i salvati viene spontanea una domanda: perché Primo Levi dopo
trentanni dalla stesura di Se questo è un uomo e dopo quindici dalla stesura
de La tregua decide di scrivere un altro libro?
Levi stesso ce ne dà una risposta nellintervista
fattagli da Roberto Di Caro, intitolata Il necessario e il superfluo.
- Però ci va forza raccontarle, quelle
esperienze (riferito alla tragica esperienza nei campi di sterminio)
- Al
contrario. Raccontarle è un bisogno, ci vuole forza per non poter scrivere, non
parlarne. Nei miei libri, ma anche nel recente I sommersi e i salvati,
ravviso semmai un grande bisogno di riordinare, di rimettere in ordine un mondo
caotico, di spiegare a me stesso e agli altri. Giorno per giorno, invece, io
vivo una vita diversa, purtroppo assai meno metodica e sistematica. Scrivere è
un modo per mettere in ordine. Ed è il migliore che io conosca, anche se non ne
conosco molti.[5]
Di sicuro Primo Levi, nei
trentanni che sono passati tra la stesura dei suoi due libri riguardanti
direttamente il campo di concentramento, ha avuto modo di parlare con altri
sopravvissuti, ha avuto modo di leggere altri libri di sopravvissuti, di
confrontare le sue esperienze con altri, di leggere anche le memorie dei
carnefici. In tutte le esperienze che ha sentito, che ha letto, con le quali ha
avuto modo di confrontarsi probabilmente Levi trovava dei punti non chiari,
altri punti che erano o omessi o dimenticati, altri ancora dovevano essere
approfonditi. Poi certamente Levi, come popolare sopravvissuto, sarà stato
interrogato più volte da giornalisti e gente comune su vari aspetti dei Lager,
spesso non compresi bene o del tutto. A fronte di tutte queste considerazioni è
probabile che Levi abbia scelto di scrivere un saggio anche per soddisfare le
varie domande poste sui Lager e una naturale voglia di rielaborazione dei suoi
pensieri e ricordi dopo che ha immagazzinato diverse riflessioni fatte da altri
sopravvissuti.
La memoria dellautore
quindi cambia in funzione del tempo: non perché questo rende il fatto più
lontano, meno doloroso o in grado di modificare certi elementi, ma il
trascorrere del tempo trasforma la memoria, rendendola ricostruita, integrata,
ragionata, rielaborata. Primo Levi quindi non perde nulla di quanto ha vissuto,
ma anzi le sue esperienze vengono arricchite dalla rielaborazione della
memoria, facendo chiarezza su molti aspetti, forse non ancora volutamente
affrontati perché non ben compresi. E difficile trovare le parole per spiegare
un fenomeno complesso come la memoria umana, ancora di più quando questa viene
da unesperienza disumana come quella dei lager. Di certo dei ragazzi con
appena 18 anni di vita alle spalle non possono aver compreso bene un fenomeno
strano e inspiegabile come la memoria, ma cercheremo di spiegare la sua
rielaborazione con un esempio banale. Quando una persona ha un incidente in
automobile prova un irresistibile impulso di raccontarlo ai suoi amici e
famigliari. Di certo la prima cosa che racconterà è la dinamica dellincidente,
poi, magari il giorno dopo, penserà a chi ha avuto lincidente, cosa faceva in
quel tratto di strada in quel momento, che cosa avrà pensato di lui, se avrà
accettato le sue colpe o continuerà a rifiutarle. La memoria quindi ha bisogno
di un certo periodo per essere rielaborata: più levento è traumatico, più
lascia un segno, più tempo ha bisogno per essere rielaborato. Levi ha scelto la
forma della saggistica per esprimere le sue considerazioni, questo perché ormai
aveva già raccontato, dal punto di vista narrativo, tutta la sua vicenda nei
campi di sterminio, e allora ha scelto di tirarsi fuori dal coro di chi narra
la propria vicenda, e di chiarire alcuni aspetti dei lager, fino allora rimasti
nascosti o vagamente accennati.
Si pensi, per esempio, al
tema della vergogna dei salvati: molto probabilmente le persone sopravvissute
alla Shoah la provavano, a causa dei compromessi che dovettero fare per
sopravvivere allinterno del lager, spesso a danno dei propri compagni di
prigionia. Ma ciò non traspariva dai loro discorsi e dai loro racconti, alcuni
sopravvissuti forse non la percepivano neppure.
Ogni capitolo del libro
affronta un particolare aspetto riguardo ai campi di sterminio e
lantisemitismo in generale. I capitoli La memoria delloffesa, La zona
grigia, La vergogna, Comunicare, Violenza inutile, Lintellettuale ad Auschwitz,
Stereotipi, Lettere di tedeschi, indicano, come suggeriscono gli stessi
titoli, una profonda rielaborazione delle esperienze vissute nel campo e uno di
essi va ad analizzare addirittura il comportamento passato ed attuale dei
tedeschi nei confronti dei lager e del suo Se questo è un uomo.
Di certo, come Levi ci
dimostra, la memoria umana può rivelarsi imprevedibile e sorprendente. Alcune
persone col passare del tempo, tendono a rielaborare, ma per dimenticare o
modificare le tragiche esperienze dei lager, forse perché solo così riescono ad
accettarle o forse perché non hanno più voglia di ricordarsi cose così
dolorose. Altre invece arricchiscono la propria memoria rielaborandola in
senso positivo, cercando di spiegarsi alcune cose, scrivendo diari e libri,
facendo paragoni con gli altri sopravvissuti. Di certo queste memorie saranno
meno affidabili dal punto di vista della narrazione dei fatti, dei quali alcuni
potrebbero essere stati dimenticati nel tempo, ma le esperienze raccontate saranno
utili per le generazioni future per conoscere e giudicare non solo più in base
ai soli fatti, ma anche in base alla loro rielaborazione, che può rivelare
segreti e aspetti nascosti di quellorribile sterminio sistematico che è stata
la Shoah.
Abbiamo scelto di parlare
anche della memoria dei carnefici perché ci sembrava interessante capire come
la loro mente ricordi ed elabori la Shoah.
In
particolare, abbiamo analizzato le memorie di un carnefice, quelle di Rudolf
Höss. Höss (penultimo comandante di Auschwitz) scrisse in carcere tra 1946-47
poco prima di essere giustiziato. Il suo memoriale fa per la prima volta luce
per intero sulla mentalità e sulla psicologia dei nazisti, per questo è un
libro di fondamentale importanza per chi vuole studiare che cosa portò al
concepimento e alla realizzazione dei campi di sterminio. Tuttavia, quando il
lettore legge le memorie di Höss deve sapere che esse contengono molte bugie e
mezze verità (e chi curò la pubblicazione di questo libro si preoccupò anche di
segnalarle).
Leggendo questa
autobiografia vengono spontanee alcune domande: come mai un uomo, ben conscio
che dovrà morire giustiziato poche settimane dopo, scrive un memoriale ricco di
falsità e ipocrisia? Perché continuare a falsare la propria memoria e
continuare a mentire anche quando non avrebbe più avuto ragione di farlo? Primo
Levi tenta di offrire una risposta a questi quesiti nellintroduzione che
scrisse per questo libro
ritorni meccanici alla teoria nazista, bugie
piccole e grosse, sforzi di autogiustificazione, tentativi di abbellimento,
sono talmente ingenui e trasparenti che anche il lettore più sprovveduto non ha
difficoltà ad individuare: spiccano dal tessuto del racconto come mosche nel
latte. [
] Mente perché? Forse per lasciare una migliore immagine di sé; forse
solo perché i suoi giudici, che sono i suoi nuovi superiori, gli hanno detto
che le opinioni corrette non sono più quelle di prima, ma altre
Questo libro è un palese
esempio di come la memoria trascritta su carta sia manipolabile; Höss, in tutti
i modi, tenta di manometterla costringendo a volte il lettore a chiedersi dove,
nel libro, finisca la menzogna ed inizi la verità. Nonostante le sue memorie
siano palesemente falsificate, si può, grazie ad esse, capire che tipo di uomo
fosse Rudolf Höss e lintera mentalità nazista che partorì le terribili
macchine da distruzione che sterminarono migliaia di persone. Per questo tali
memorie vanno lette: per classificare e conoscere il mostro mediocre, come lo
definì Alberto Moravia. Laspetto che più ci ha colpiti è che Höss, prima di
arruolarsi nelle SS, era un uomo dedito allagricoltura, con alle spalle
numerose esperienze di guerra e colpisce vedere come la macchina del nazismo,
come lui stesso ammette, abbia saputo aspirare allinterno dei suoi terribili
meccanismi un medio borghese con il fanatismo dellordine e del lavoro
trasformandolo in uno dei più terribili criminali che lumanità abbia mai conosciuto.
Inconsapevolmente, ero diventato un ingranaggio nella grande macchina di
sterminio del terzo Reich, la macchina si è spezzata, il motore è finito e
anchio devo perire. Il mondo lo esige
.
Nonostante abbia ammesso di
essere stato un pezzo fondamentale per mandare avanti il genocidio, cerca di
autogiustificarsi, dichiarando che lui era inconsapevole, ma
dimenticando che, quando accettò il compito di costruire e dirigere il campo di
Auschwitz apparteneva alle S.S, e in quanto tale, da quando si arruolò fu
chiamato a difendere la patria con ogni mezzo dai nemici dello stato.
Poi, dato che era un nazionalsocialista convinto e credente, di sicuro avrà
letto Mein Kampf di Adolf Hitler, dove era chiaramente espressa lidea della
condotta che un nazista avrebbe dovuto tenere nei riguardi di popolazioni non
ariane.
Quando venne risputato
fuori dalla mostruosa macchina di sterminio oramai demolita, Höss
dichiarò: Io sono nazionalsocialista come prima, nel senso che questa è la
mia concezione della vita. Certo una persona può condividere le ideologie
di un partito fino alla morte, ma come si fa a credere ancora nelle idee che
esprime un partito che ha sterminato deliberatamente milioni di persone e che
diede il via ad una assurda guerra che finì col distruggere la Germania e il
popolo tedesco.
Il pentimento di Höss per
le azioni che fece si limitò ad un
furono un errore colossale, non una
colpa, inoltre non è difficile pensare che abbia scritto queste poche parole
per compiacere i parenti delle milioni di persone che non tornarono più dal suo
campo.
Nonostante Höss abbia
scritto queste memorie solo due anni dopo la sconfitta del nazismo (e quindi i
suoi ricordi fossero relativamente freschi) ci offre un lampante esempio di
come il trascorrere del tempo possa logorare la memoria. Alcune menzogne sono
evidentemente degli errori propiziati dalla fallace memoria di Höss infatti
arriva a confondere le varie organizzazioni che come capo servizio
allispettorato dei campi avrebbe dovuto conoscere a menadito.
E allora quanto può essere
attendibile il memoriale scritto da Höss? Di certo non può essere veritiero
quando tenta di autogiustificarsi, cioè per esempio, quando, viste le
disastrose condizioni dei prigionieri, nel campo da lui guidato, sotto tutti i
punti di vista, tenta di dare tutta la colpa allinettitudine dei suoi
sottoposti, cercando di far credere al lettore che lui, invece, cercò di essere
amico dei prigionieri, cercando di migliorare la loro prigionia. Ma sugli
aspetti essenziali della sua vita lui non mentì e nonostante il libro sia
inaffidabile da esso traspare per intero la sua limitata personalità, e con
essa viene raggiunto lo scopo del libro, cioè di far conoscere la sua psiche
(infatti il titolo originale del libro era: La mia psiche. Sviluppo, vita,
esperienze) ma di certo non nel modo fittizio che voleva lui.
Höss fu un uomo mediocre,
ottuso, assurdamente pedante (perfino quando descrive nella sua autobiografia
scene raccapriccianti, come quelle relative al Sonderkommando), insensibile
alla pietà, tendente allautocommiserazione e bugiardo, perfino quando descrive
la sua vita. Lui alla fine del libro scrisse Continui pure lopinione
pubblica a vedere in me soltanto la belva assetata di sangue, il sadico
crudele, lo sterminatore di milioni di individui: certo la massa non può
figurarsi diversamente il comandante di Auschwitz. Essa non comprenderà mai che
anchegli aveva un cuore, che non era cattivo.
Forse Höss aveva un cuore,
ma lo usava solo nei confronti della sua famiglia, verso le altre persone
diventava freddo e indifferente come una statua di ghiaccio, non riusciva, nel
suo mondo limitato, a mettersi nei panni delle migliaia di individui che ha
mandato a morte, a comprendere che su quei trasporti inviati alle camere a gas
potevano esserci lui, sua moglie e i suoi figli, se solo uno dei suoi parenti
fosse stato ebreo.
Molto probabilmente il
ricordo del comandante di Auschwitz, a seguito del trascorrere del tempo, si
logorerà, fino a diventare una mostruosa leggenda a cui nessuno vorrà credere.
Il compito della memoria è ricordare che esseri come lui sono esistiti e
potrebbero esistere ancora, di non fare cadere nelloblio i massacri operati da
parte dei nazisti: massacri che purtroppo si sono ripetuti, ma lautobiografia di
Höss potrà servire allo scopo.
Dobbiamo sempre ricordarci
che il sonno della memoria genera mostri (Eschilo)
Spesso le memorie dei
sopravvissuti dei campi di concentramento sono molto simili, a causa della
rigida organizzazione tedesca imposta in tutti i lager.
Per questo è facile trovare
nei ricordi dei sopravvissuti stessi fatti, stessi accadimenti, stesse
emozioni. E molto facile fare un confronto tra queste memorie, rinvenire uno
stesso fatto raccontato in modi diversi a causa del naturale logorìo del
ricordo.
Ma invece fare un confronto
tra le memorie dei prigionieri e dei carnefici è una operazione molto più
ardita. Questo perché i punti di vista sono profondamente diversi, si rischia
di offendere la sensibilità dei sopravvissuti, confrontando i loro ricordi, le
loro emozioni, i fatti accaduti.
Tuttavia noi abbiamo voluto
almeno segnalare il problema, confrontando due avvenimenti descritti sia nel
libro di Primo Levi, la vittima, sia nel libro di Rudolf Höss, il comandante ad
Auschwitz, il carnefice. Abbiamo fatto questa scelta visto che Primo Levi lesse
e scrisse una Prefazione per il libro di Höss, che quindi ebbe modo di
conoscere bene. Sia perché abbiamo voluto confrontare le memorie di un comune Häftling
di Auschwitz con quelle che il comandante del campo stesso definisce semplici
curiosità: curiosità ricordate da un carnefice che le aveva provocate,
messe a confronto col ricordo di chi doveva subirle.
Scrive Höss nelle sue
memorie Ma perché i Kapos, i prigionieri con funzioni direttive, trattano
così i loro simili, i loro compagni di sventura? Perché vogliono mettere in
buona luce se stessi presso i guardiani e sorveglianti del medesimo tipo,
dimostrare quanto sono diligenti. Per ottenere dei privilegi, per poter vivere
meglio nel campo. Ma tutto ciò sempre a spese dei compagni di prigionia. E
però vero che la possibilità di agire così è offerta loro dai sorveglianti,
dalle guardie, che, o assistono indifferenti [
] o li provocano, e provano una
vera gioia satanica nellaizzare i prigionieri uno contro laltro. Ma anche tra
i prigionieri kapos sono frequenti gli individui che per proprio impulso, per
la loro mente cinica, rozza e bassa e per i loro istinti criminali,
tormentavano i loro compagni di prigionia fisicamente e psichicamente, quando
addirittura, per puro sadismo, non li aizzavano fino a spingerli alla morte
In questo paragrafo Höss si
erge al ruolo di maestro della psicologia dei lager, disprezzando i kapos e i
loro modi di fare, quando, in realtà, lui, come comandante, se avesse avuto
polso, avrebbe potuto mettere fine a tutto ciò. Ma non lo fece: anzi si
considerava superiore a loro, proprio lui che, tra le sue innumerevoli
malefatte, costruì le camere a gas nel suo campo, che divenne il più grosso
centro di sterminio in Europa. A parte queste considerazioni, però una cosa la
notò, il sadismo, la cattiveria dei kapos nei confronti dei loro simili.
Ecco invece come Primo Levi
nel libro Se questo è un uomo ricostruisce queste dinamiche:
uno
sparuto gruppo di quindici Häftlinge si radunò intorno al nuovo Kapo, in piazza
dellAppello, nel grigiore dellalba.
Fu
la prima delusione. Era ancora un triangolo verde, un delinquente
professionale, lArberitsdienst non aveva giudicato che il capo del Kommando
Chimico fosse un chimico. Inutile sprecare il fiato a fargli domande, non
avrebbe risposto, o risposto a urli e pedate. Peraltro rassicurava il suo
aspetto non troppo robusto e la sua statura inferiore alla media. Fece un breve
discorso in sguaiato tedesco da caserma, e la delusione fu confermata. Quelli
erano dunque i chimici: bene, lui era Alex, e se loro pensavano di essere
entrati in paradiso sbagliavano. In primo luogo, fino al giorno dellinizio
della produzione, il Kommando 98 non sarebbe stato che un comune kommando
trasporti addetto al magazzino del Cloruro di Magnesio. Poi, se credevano, per
essere degli Intelligenten, degli intellettuali, di farsi gioco di lui, Alex,
un Reichdeutscher, ebbene Herrgottsacrament, gli avrebbe fatto lui, gli
avrebbe
(e, il pugno chiuso e lindice teso, tagliava laria di traverso nel
gesto di minaccia dei tedeschi) [
].
Col che, meine Herren, si
era già perso abbastanza tempo, i Kommandos 96 e 97 si erano già avviati,
avanti marsch, e, per cominciare, chi non avesse camminato al passo e allineato
avrebbe avuto a che fare con lui.
Era un Kapo come tutti gli
altri Kapos.
Confrontando questi due
brani riguardanti i Kapos, se non sapessimo chi li scrive, sembrerebbe quasi
che siano stati scritti tutti e due da due internati dei campi di
concentramento.
Nel pezzo scritto da Höss e
in quello di Primo Levi, non notiamo differenze evidenti. Entrambi descrivono i
crimini commessi da chi vuole emergere, colpevolizzandoli in egual misura. In
realtà sappiamo che Höss mente per trovare, in questo modo, una giustificazione
alle proprie azioni, mentre Levi narra tali fatti poiché li ha vissuti in prima
persona come internato. Da questo confronto appare evidente quanto sia
facilmente manipolabile la memoria scritta. Se il mondo non avesse saputo chi
era Höss, questi, scrivendo tali righe come qualsiasi sopravvissuto, sarebbe
stato creduto uno di essi.
Primo Levi descrisse in
modo più generale le lotte intestine nel campo: In lager [
] la lotta per
sopravvivere è senza remissione, perché ognuno è disperatamente ferocemente
solo. Ad Auschwitz, nellanno 1944, dei vecchi prigionieri ebrei [
] kleine
Nummer, piccoli numeri inferiori al centocinquantamila, poche centinaia
sopravvivevano; nessuno di questi era un comune Häftling, vegetante nei comuni
Kommandos e pago della normale razione. Restavano solo i medici, i sarti, i
ciabattini, i musicisti, i cuochi, i giovani attraenti omosessuali, gli amici o
i compaesani di qualche autorità del campo; inoltre individui particolarmente
spietati e vigorosi e inumani, insediatisi (in seguito a investitura da parte
del comando delle SS, che in tale scelta dimostravano di possedere una satanica
conoscenza umana) nelle cariche di Kapo, di Blockältester, o altre [
]. La via
maestra, come abbiamo accennato, è la Prominenz. Prominenten si chiamano i
funzionari del campo, a partire dal direttore Häftling (Lagerältester) ai
Kapos, ai cuochi, agli infermieri, alle guardie notturne, fino agli scopini
delle baracche e agli Scheissminister e Bademeister (sovrintendenti alle
latrine e alle docce). Più specialmente qui interessano i prominenti ebrei,
poiché, mentre gli altri venivano investiti degli incarichi automaticamente, al
loro ingresso in campo, in virtù della loro supremazia naturale, gli ebrei
dovevano intrigare e lottare duramente per ottenerli.
I prominenti ebrei
costituiscono un triste e notevole fenomeno umano. In loro convergono le
sofferenze presenti, passate e ataviche, e la tradizione e leducazione di
ostilità verso lo straniero, per farne mostri di asocialità e di insensibilità.
Essi sono il tipico
prodotto della struttura del Lager tedesco: si offra ad alcuni individui in
stato di schiavitù una posizione privilegiata, un certo agio e una buona
probabilità di sopravvivere, esigendone in cambio il tradimento della naturale
solidarietà coi loro compagni, e certamente vi sarà chi accetterà. Costui sarà
sottratto alla legge comune, e diverrà intangibile; sarà perciò tanto più
odioso e odiato, quanto maggior potere gli venga assegnato [
]. Inoltre avverrà
che la sua capacità di odio, rimasta inappagata nella direzione degli oppressori,
si riverserà, irragionevolmente, sugli oppressi: ed egli si troverà soddisfatto
quando avrà scaricato sui suoi sottoposti loffesa ricevuta dallalto
Scrive Rudolf Höss a
proposito delle lotte tra i prigionieri nel campo di Auschwitz: I medici mi
riferirono di frequente che appunto nellospedale vi era sempre una lotta
feroce per la supremazia, e lo stesso avveniva nel settore del controllo del
lavoro. Infatti lospedale e lorganizzazione del lavoro erano le posizioni
chiave di tutta la vita del campo: chi li dominava, dominava tutto. E vi era
chi dominava, e non certo con mezze misure. Stando nei posti importanti era
possibile collocare i propri amici a proprio piacimento, ma anche allontanare,
addirittura eliminare, gli elementi sgraditi. Tutto ciò era possibile ad
Auschwitz. [
]
Nei campi di concentramento
queste lotte erano accuratamente coltivate e stimolate dalla direzione, per
impedire così che tra i prigionieri si formasse una salda unità. [
]
Gli ebrei cercavano di
danneggiarsi lun laltro come potevano; ciascuno cercava di conquistare per sé
un posticino; anzi, con la corruzione di qualche kapo compiacente inventavano
sempre nuovi posti per potersi sottrarre al lavoro. Per ottenere un incarico
comodo, non esitavano ad allontanarne gli altri prigionieri mediante false
accuse. Se riuscivano a diventare qualcuno, allora vessavano e calpestavano
senza alcuna pietà i correligionari, superando sotto ogni aspetto i verdi.
[
]
In modo assai diverso reagirono invece gli individui più intelligenti, gli ebrei spiritualmente più forti e più vitali, soprattutto nei paesi occidentali. Di fatto costoro, soprattutto se medici, si rendevano conto meglio degli altri della sorte che li attendeva; ciononostante continuavano a sperare [ ]. Ed impegnavano tutte le loro forze e tutta la loro tenace volontà nella conquista di una posizione vitale nel senso proprio della parola. Ma quanto più il posto era sicuro, tanto più era ambito e quindi tanto più erano violente le lotte che si accendevano per la loro conquista. Non cerano scrupoli, era una lotta a coltello, e perciò nessun mezzo, per quanto riprovevole, era scartato, quando si trattava di rendere liberi uno di questi posti, o di conservarlo per sé. Naturalmente vincevano i più cinici
In questo secondo
confronto notiamo invece delle diversità. Höss parla degli ebrei desiderosi di
conquistarsi un posto privilegiato come di persone ciniche e spietate, disposte
a fare qualunque cosa per raggiungere il loro scopo.
Levi, giustamente,
sottolinea più il fatto che questi ebrei si trovavano a vivere in un lager. Più
che loro, la colpa era del sistema imposto dal campo di concentramento che
azzerava la solidarietà umana.
Levi non esclude
che, se posto anche lui in una posizione privilegiata rispetto alle altre
vittime, avrebbe avuto lo stesso comportamento. Höss tale paragone non lo
azzarda nemmeno. Egli non tenta di giustificare quei deportati che, in
posizioni privilegiata, compirono azioni spregevoli, anche perché è già
occupato a tentare di giustificare se stesso
Questo lavoro ci ha
permesso di approfondire un aspetto della dimensione umana che molte volte
diamo per scontato: la memoria. Abbiamo compreso che il ricordo, non è un
parametro fisso, ma può assumere sfumature diverse a seconda del nostro stato
d'animo, del nostro carattere e degli ideali più o meno nobili in cui crediamo.
Inoltre la memoria non rispecchia sempre la verità, non è sempre oggettiva,
perché più o meno inconsciamente dimentichiamo i particolari che ci hanno fatto
soffrire e modifichiamo i nostri racconti a seconda della persona che ci sta
davanti. Non bisogna inoltre dimenticare che il dolore che può nascere
raccontando una parte orribile della nostra vita, fa sì che il racconto non
sarà mai privo di sentimenti, di emozioni. Ma noi pensiamo che questa
soggettività che trapela da questi testi, non sia negativa, anzi, ci ha
permesso di capire a fondo ciò che è stato quell'inferno terrestre chiamato
Olocausto.
Spesso i governi tendono a
nascondere o modificare questi luoghi per mascherare e tentare di smentire alle
generazioni successive la verità, ma attraverso i ricordi delle persone che
hanno vissuto in prima persona quei terribili momenti, possiamo capire ciò che
veramente è accaduto.
Ci è sembrato doveroso
svolgere questo lavoro perché pensiamo che questi autori volessero mettere a
servizio della comunità i loro ricordi, per far capire a tutti gli sbagli, le
assurdità commesse nel passato e far sì che non si ripetano più. La memoria, se
non viene raccolta, è muta. E in fondo questo era proprio uno degli incubi più
ricorrenti nei sogni di Primo Levi: quello di tornare a casa e non essere
ascoltato.
Tutto quello che abbiamo
imparato da quest'esperienza sono le assurdità che derivano dalle
discriminazioni all'interno della società, il dovere morale di opporsi alla
violenza, l'importanza della verità e della memoria. Tutto ciò è forse molto
poco, ma se riusciremo a trasmetterlo ai nostri compagni, ai nostri amici e, un
giorno, ai nostri figli, la nostra piccola goccia nel mare perpetuerà la
memoria dei sopravvissuti. Lo diciamo senza retorica convinti che lavori come questi
possano essere un modo di onorare e tenere vivo il ricordo di tutte le persone
che sono morte per l'egoismo e la presunzione di altri esseri umani e di quelle
persone che hanno cercato di dare degli insegnamenti alla società con i loro
ricordi intrisi di dolore.
Tuttavia la memoria non ci
ha aiutato a rispondere a quella ovvia, ma fondamentale domanda, che ci
tormenta da quando abbiamo iniziato a studiare il nazismo: come ha potuto
l'uomo costruire una macchina da guerra così infernale da portare, attraverso
la sofferenza fisica e mentale, alla distruzione di migliaia di suoi simili?
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Adelphi, Milano, 1975
http://www.delphi.com/italya/start
Sito ebraico di comunicazione
http://www.italya.net/
È il sito della rete ebraica in Italia. Completo e informato, permette il
collegamento con i maggiori siti italiani e stranieri.
Sito
italiano interamente dedicato alla storia dell'Olocausto dal 1933 al 1945.
Ricco di materiali e di documenti, è organizzato in modo da consentire un
utilizzo anche di tipo didattico
http://www.testimonianzedailager.rai.it/index.htm
Sito curato dal programma tv Rai
educational riguardante i deportati nei lager
http://www.deportati.it/
Il sito dell'ANED Associazione Nazionale ex Deportati politici nei campi
nazisti.
http://www.diario.it/cnt/memoria/segre.htm
Sito che raccoglie articoli a proposito
dellolocaustto
http://members.tripod.com/~littera/
Letteratura e olocausto con una ricca bibliografia e una unità didattica.
http://www.windcloak.it/cultura/risiera/laris.htm
La Risiera di San Sabba L'unico campo di sterminio in Italia.
http://services.csi.it/~major/majo1.htm
Il Liceo Scientifico Majorana di Moncalieri che ha messo in rete i lavori sul
viaggio ad Auschwitz e sul trasporto a Mahuthausen.
http://www.comune.fe.it/itis/varsavia/home.htm;
"Sfida nel ghetto" un'avventura interattiva per conoscere la storia,
realizzata dall'ITIS di Ferrara.
http://www.rimini.com/istituti/belluzzi/viaggio2.html
Viaggi nei campi
http://www.docenti.org/
Sito al servizio dei insegnanti
http://www.storiainrete.com/notizie/indice-dicembre.htm
Storia in rete
http://www.quipo.it/novecento/shoa.html
Sito
in italiano contenete numerosi collegamenti a siti che parlano della Shoa
http://www.morasha.it/
Portale ebraico
http://www.gnomiz.it/nexus/stomo00/stomo01.htm
Portale della storia
http://www.novanet.it/vvol/scuola/sc_inf/sc_media_mquadrio/alunni/nazi/index.html
Lavori e ricerce in rete
http://casper.scuole.bo.it/links/xxsec.html
Altri link storici
http://www.littlepan.it/ebraico/shoa_i.html
Sito personale
http://www.tarantini.com/shalom/
Sito ebraico
http://triangoloviola.virtualave.net/index2.html
Sito
dedicato interamente ai deportati nei campi di concentramento. Molto completo
http://www.manitese.it/manitese.htm
Diritti umani
http://pavonerisorse.to.it/storia900/tests/seconda_guerra.htm
Test sulla 2à guerra monidale
http://archita-prog.taranto.it/italia/taranto/archita/cultura/persecuzioni/Indice%20documenti.htm
Documenti antisemetismo
WWW.YAD-VASHEM.ORG.IL (in inglese).
Yad Vashem è l'Autorità per il ricordo delle vittime e degli eroi
dell'Olocausto, istituita nel 1953 dal Knesset, il Parlamento israeliano, per
commemorare le sei milioni di vittime della Shoah. Un sito estremamente ricco
di contenuti e con un'ampia galleria fotografica.
WWW.KORA.IT/MAUTHAUSEN
Il sito, frutto del lavoro di una scuola e vincitore del Concorso Ministeriale
'Il '900. I giovani e la memoria', presenta uno dei più tristemente famosi
campi di sterminio.
http://www.skuola.net
Portale scuole
http://www.vc.unipmn.it/westjudentum_ostjudentum/home.htm
Incroci fra ebraismo e la cultura tedesca
WWW.CDEC.IT
La Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea è un istituto
culturale indipendente e senza fini di lucro, costituito nel 1955 e con sede a
Milano. La sua attività consiste nel promuovere lo studio delle vicende, della
cultura e della realtà degli Ebrei, con particolare riferimento all'Italia e
all'età contemporanea. Il sito è in costruzione; sono attive, per adesso, solo
le pagine dedicate al 'Giorno della memoria'.
http://www.nizkor.org
È un sito americano, molto ricco ed informato: cultura, storia, bibliografie
ecc...
http://www.cs.cmu.edu/afs/cs.cmu.edu/user/mmbt/www/rescuers.html
Bibliografia sull'Olocausto
http://www.vhf.org/
Fondazione dei Sopravissuti, a cura del regista S. Spielberg, raccoglie dal
1994 testimonianze video e audio dei sopravissuti di tutto il mondo.
http://www.faqs.org/faqs/holocaust/
Domande frequenti sull'Olocausto
http://www.spectacle.org/695/ausch.html
Ricordo di Primo Levi costruitio intorno alle parole chiave dell'Olocausto.
http://linz.orf.at/orf/gusen/index.htm
Le pagine di Gusen e Mauthausen :Con una documentazione molto ricca sui campi
che abbiamo visitato.
http://www.yad-vashem.org.il/
Il museo Yad Vashem di Gerusalemmededicato alle vittime dell'Olocausto.
http://fcit.coedu.usf.edu/holocaust/sitemap/sitemap.htm
Guida all'Olocausto dedicata agli insegnanti, utile per tutti.
http://nav.webring.yahoo.com/hub?ring=shoah&list
The Olocaust ring :L'indice di una serie di siti collegati ad anello
http://remember.org/
Rete virtuale dell'Olocausto, completa di motore di ricerca specializzato,
discussioni, infomazioni, storia, studi, pubblicazioni...
http://www.dhm.de/index.html( inglese)
Archivio
tedesco del museo[6]
http://www.hum.huji.ac.il/Dinur/internetresources/holocauststudies.htm
Sito
contenete links a numerosi siti che hanno come argomento lolocausto
· Süss l'ebreo
(1940), Veit Harlan
· Il Grande Dittatore (1940), Charlie Chaplin
· Così finisce la nostra notte (1941), John Cromwell
· Roma città aperta (1945), Rossellini
· L'ultima Tappa (1948), Wanda Jakubowska
· Il grido della terra (1949), Duilio Coletti
· Achtung! Banditi!(1951), Carlo Lizzani
· I Perseguitati (1953), Edward Dmytryk
· Notte e Nebbia (1956), Alain Resnais
· Il Processo di Norimberga (1958), Feliz Podmaniczky
· La Stella di David (1959), Konrad Wolff
· Il Diario di Anna Frank (1959), George Stevens
· Kapò (1959), Gillo Pontecorvo
· Il destino di un uomo (1959), Sergej Bondarciuk
· Il nono cerchio (1960), France tiglic
· Jovanka e le altre (1960), Martin Ritt
· Vincitori alla sbarra (1961), Frédéric Rossif
· L'oro di Roma (1961), Carlo Lizzani
· Vincitori e Vinti (1961), Stanley Kramer
· La passeggera (1963), Andrzej Munk e Witold Lesiewicz
· Fuga da Mauthausan (1963), Edwin Zbonek
· La ragazza di Bube (1963), Luigi Comencini
· L'Uomo del Banco dei Pegni (1965), Sidney Lumet
· Judith (1965), Daniel Mann
· Andremo in Città (1966), Nelo Risi
· Un uomo da abbattere (1967), Philippe Condroyer
· <!--<a href="JavaScript:apri_senza('info',
165, 215, 'la_caduta.htm');">-->La Caduta degli Dei
(1969), Luchino Visconti
· <!--<a href="javascript:apri_senza('info',
165, 215, 'il_giardino.htm');">-->Il Giardino dei Finzi
Contini (1970), Vittorio De Sica
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· La Confessione (1970), Constantin Costa-Gravas
· <!--<a href="JavaScript:apri_senza('info',
165, 215, 'cabaret.htm');">-->Cabaret (1972), Bob
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· <!--<a href="JavaScript:apri_senza('info',
165, 215, 'il_portiere.htm');">-->Il Portiere di Notte
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· <!--<a href="JavaScript:apri_senza('info',
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· <!--<a href="JavaScript:apri_senza('info',
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[2] Belpoliti Marco Primo Levi. la vita asimmetrica, in: La stampa, Torino, 17 febbraio 2002
[3] Levi Primo, La tregua, Einaudi, Torino, 1965
[4] Levi Primo, La tregua, cit., pp.9-10.
[5] Di Caro Roberto Il necessario e il
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[6] Sitografia costruita grazie al contributo dei dati trovati sul sito:
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[7] filmografia costruita grazie al contributo dei dati trovati sul sito: http://www.educational.rai.it/testimonianzedailager/approfondimenti/filmografia.asp