Laboratorio Storia & Multimedia

Storia e multimedia all’agro-ambientale di Osasco:

tre cd-rom sul Pinerolese tra il 1938 e il 1945

            La realizzazione di questi tre cd si colloca all’interno dei progetti avviati presso l’Istituto Professionale Statale per l’Agricoltura e l’Ambiente di Osasco (To) con la sperimentazione dell’organico funzionale e l’attivazione di un laboratorio espressamente dedicato all’applicazione della multimedialità alla ricerca storica che ha coinvolto principalmente gli allievi delle classi terze e quinte.

In particolare espongono i risultati di più ricerche condotte da metà degli allievi della classe V A, nei mesi di dicembre-febbraio (1998-99 e 1999-2000), che hanno scelto di affrontare, lo scorso anno, il tema dell’applicazione della normativa anti-ebraica nel Pinerolese e quest’anno della Resistenza in ambito locale partendo dall’analisi di due diari partigiani: quello di Gino Rostan, ambientato in val Chisone, e quello di Guido Quazza, ambientato in val Sangone.

 

Obiettivi

            Obiettivo di fondo di tutto il lavoro è stato acquisire una metodologia di ricerca per lo svolgimento della tesina di diploma e scoprire in che modo le tecnologie multimediali possano essere utilizzate proficuamente nella costruzione di una ricerca, al di là degli "effetti speciali" finalizzati esclusivamente ad impressionare la Commissione d'esame.

 

Metodi

            Il lavoro impegna mediamente i ragazzi per non più di tre mesi. Aprendo uno spazio di confronto seminariale - tra studenti e con il sottoscritto - di un’ora la settimana oltre l’orario scolastico è possibile organizzare una prima fase di incontri nei quali vengono affrontati alcuni nodi cruciali della storiografia: lo scorso anno ci siamo concentrati sull’applicazione della normativa anti-ebraica in Italia e a Torino (in particolare attraverso i lavori di Fabio Levi), nel corrente anno scolastico sulla dimensione sociale della Resistenza (indirizzando gli allievi verso letture per loro particolarmente agevoli, come I vinti e i liberati di Gianni Oliva).

            In un secondo momento viene progettata l’architettura della ricerca (cercando di valutare fin dall’inizio le possibili implicazioni ipertestuali) e si apre uno spazio di discussione e confronto sui testi prodotti dagli allievi in vista della stesura finale e della costruzione dell’ipermedia.

 

Le fonti

            Man mano che vengono sviscerati gli argomenti gli allievi sono invitati a costruirsi una bibliografia circoscritta alla situazione locale. Solo dopo questo lavoro preliminare si procede ad un esame delle possibili fonti utilizzabili. Per il cd sulle leggi razziali del 1938 sono state utilizzate soprattutto fonti d’archivio e i settimanali locali, nell’intento di comprendere “che aria tirasse nel Pinerolese e nelle valli” (e con grande sorpresa abbiamo scoperto che non pochi intellettuali si sono volontariamente prestati a predicare il nuovo verbo dell’intolleranza antisemita); per quanto riguarda il periodo 1943-45, non essendo invece possibile fare ricorso a fonti giornalistiche (ovviamente censurate) sono stati utilizzati maggiormente documenti d’archivio, unitamente a fonti orali, raccolte dagli stessi ragazzi oppure pubblicate o videofilmate da altri.

A questo proposito vorrei far notare come, al di là della collaborazione degli ANPI, risulti molto difficile per un adolescente di 17-18 anni accedere agli archivi storici comunali. Conosco bene gli archivi della nostra zona e non ho mai avuto alcuna difficoltà a consultarli. Mi sembra tuttavia che nei riguardi della popolazione scolastica gli impiegati dell’anagrafe mostrino maggiore diffidenza: un problema da non sottovalutare dal momento che, con le poche risorse economiche di cui dispongono le scuole, è impossibile pensare che il docente possa effettuare in prima persona la ricerca dei documenti da sottoporre poi, in un secondo momento, agli allievi; al contrario, a mio parere, il discente deve sperimentare le difficoltà della ricerca sul campo (procedure burocratiche, archivi polverosi, in disordine, ecc.) e anche il piacere della scoperta. Solo così – lo dico da insegnante di una scuola professionale – si può sfatare il falso mito che il lavoro intellettuale sia meno produttivo e meno faticoso!

 

Diversi utilizzi dell’ipermedia

            Pur essendo un appassionato di informatica continuo a interrogarmi sul senso e sulla opportunità (o meno) di costruire dei cd-rom nell’ambito della scuola: molto onestamente non intravedo il grande salto di qualità che dovrebbe realizzarsi passando da un apprendimento sequenziale ad uno ipertestuale; il monitor è fastidioso e una sana lettura resta ancora, a mio parere, il miglior modo per fissare i concetti nel grande ipertesto che è il nostro cervello. So bene che grandi studiosi come Ortoleva sostengono che i nuovi media (televisione e internet) stanno modificando anche le nostre sinapsi, ma non penso che ciò valga ancora per i nostri ragazzi che, tutto sommato, vivendo in una realtà rurale o almeno di provincia, mantengono ancora un contatto vivo con la natura.

            Con questa premessa vorrei solo affermare che questo tipo di approccio non è altro che uno strumento in più, né da enfatizzare, né da demonizzare. Se è vero infatti che si può fare a meno degli ipertesti, non altrettanto si può dire per gli ipermedia, perché in questo caso alla parola scritta vengono ad affiancarsi immagini (statiche e in movimento) e suoni.

Per fare solo un esempio, ogni anno ci troviamo di fronte alla prospettiva di dover affrontare moltissimi argomenti disponendo complessivamente di circa 60 ore; la maggior parte di noi – me compreso – imbocca dunque la strada più breve: molte lezioni frontali, qualche brainstorm, qualche video. Immaginate 4 moduli in un anno, di 15 ore ciascuno: se scelgo di vedere un film (o documentario) di due ore, poi devo correre per tutta l’unità didattica, considerando che dovrò spendere almeno altre tre ore per le verifiche. Soluzione possibile: servirsi delle foto, dei contributi audio (testimonianze) e video schedandoli come già facciamo per la parola scritta. Un celebre libro di Luisa Passerini (Torino operaia e fascismo) ricostruisce le tre visite di Mussolini a Torino e ne descrive i diversi atteggiamenti degli operai: un testo del genere, se adeguatamente mediato dall’insegnante, ben si presta a un discorso sul consenso; però, se riesco anche ad abbinare al testo le immagini dei rispettivi discorsi di Mussolini, già montate su un cd (quindi senza dover ogni volta riavvolgere la cassetta e potendo rapidamente passarle sullo schermo più volte) cambia sicuramente l’impatto didattico.

            Tutto questo è futuro: perché non tutte le scuole dispongono di un proiettore così potente e anche se fosse così, se tutti attuassero tale forma di didattica, potremmo utilizzare al più l’aula multimediale per un’ora la settimana: mettere un computer in ogni aula sembra sia difficile quanto creare un milione di posti di lavoro! Torno dunque al presente.

            Due sono le prospettive secondo le quali sono stati costruiti i cd:

a)      quello relativo alle leggi razziali è stato progettato nell’ottica di proporre da un lato un’interpretazione storica (quella dei ragazzi) e dall’altro offrire però all’utente le fonti di prima mano, anche nel loro aspetto iconico (gli articoli di giornale, ad esempio, con i titoli riprodotti in forma anastatica o – se si preferisce – passati allo scanner) in modo da permettergli di ripercorrere tutta la ricerca disponendo in loco, su supporto magneto-ottico, della riproduzione fedele degli archivi consultati. E’ una prospettiva poco spettacolare (infatti il cd da questo punto di vista è povero) ma che permette di riprendere in qualsiasi momento le fonti originali e, integrandole con altre nuove, ridefinire di anno in anno i risultati della ricerca.

b)      quelli relativi ai due diari partigiani, pur con il vincolo di partire da un vissuto individuale per aprire poi delle finestre sulla storia partigiana locale, puntano invece, anche in ossequio al corso di studi che i ragazzi frequentano, ad unire alle fonti tradizionali anche – ove possibile – quella iconografica, restituendo, insomma, con il commento del diario, il sapore dei luoghi com’erano o come sono oggi, quasi a invogliare il lettore a mettersi in marcia sui sentieri partigiani narrati nei due diari. Una prospettiva peraltro non originale, ma sicuramente in sintonia con la politica degli ecomusei promossi in questi anni dall’Amministrazione Provinciale.

Da qui l’idea di sviluppare il tutto attraverso lo strumento del cd-rom che, oltre ad offrire la possibilità di dinamici collegamenti ipertestuali, permette soprattutto di valorizzare le immagini dei luoghi e dei protagonisti sullo schermo, di inserire spezzoni di interviste e restituire anche un po’ delle emozioni che hanno accompagnato i ragazzi in questa ricerca attraverso le loro scelte musicali.

            Da parte mia devo dire che i due diari hanno sicuramente stimolato i ragazzi verso una ricerca a più livelli, suggerendo addirittura ad alcuni di essi un ripensamento sugli ambiti di ricerca in vista della tesina da discutere all’esame di stato e questo – per un lavoro svolto oltre l’orario in una scuola che impegna i ragazzi in una frequenza di 40 ore settimanali – mi pare già un buon risultato.

In secondo luogo la continua riscrittura e revisione dei testi prodotti – alcuni rivisti e riscritti anche più di cinque volte -, ha costituito una buona occasione di esercizio “sul campo” nella prospettiva di un potenziamento delle abilità espressive. Analogo discorso potrebbe poi essere fatto per l’utilizzo di strumenti informatici.

Oggi mi sembra di poter affermare che la scelta iniziale di investire in questo settore si sia rivelata proficua, non solo per quanto viene prodotto, ma soprattutto perché un rapporto più individualizzato con gli allievi offre molte occasioni di formarli anche nell’apprendimento di una metodologia più rigorosa, dal momento che ci si trova a vivere con loro i vari passaggi della ricerca e con loro vengono elaborate strategie e risposte a difficoltà che non sempre sono prevedibili quando si inizia un percorso come questo. Un lavoro dunque gratificante per gli allievi ma anche stimolante per il docente.

Comunicazione al Convegno Storico "Il Novecento: secolo dell'illusione, della speranza e della follia"

Hotel Gilly, Torre Pellice, 16.3.2000

Valter Careglio

Istituto di Istruzione Superiore "I.Porro" - Osasco