Laboratorio Storia & Multimedia
La realizzazione
di questi tre cd si colloca allinterno dei progetti avviati presso lIstituto
Professionale Statale per lAgricoltura e lAmbiente di Osasco (To) con la
sperimentazione dellorganico funzionale e lattivazione di un laboratorio
espressamente dedicato allapplicazione della multimedialità alla ricerca storica
che ha coinvolto principalmente gli allievi delle classi terze e quinte.
In particolare espongono i risultati di
più ricerche condotte da metà degli allievi della classe V A, nei mesi di
dicembre-febbraio (1998-99 e 1999-2000), che hanno scelto di affrontare, lo scorso anno,
il tema dellapplicazione della normativa anti-ebraica nel Pinerolese e questanno
della Resistenza in ambito locale partendo dallanalisi di due diari partigiani:
quello di Gino Rostan, ambientato in val Chisone, e quello di Guido Quazza, ambientato in
val Sangone.
Obiettivo di
fondo di tutto il lavoro è stato acquisire una metodologia di ricerca per lo svolgimento
della tesina di diploma e scoprire in che modo le tecnologie multimediali possano essere
utilizzate proficuamente nella costruzione di una ricerca, al di là degli "effetti
speciali" finalizzati esclusivamente ad impressionare la Commissione d'esame.
Metodi
Il lavoro
impegna mediamente i ragazzi per non più di tre mesi. Aprendo uno spazio di confronto
seminariale - tra studenti e con il sottoscritto - di unora la settimana oltre lorario
scolastico è possibile organizzare una prima fase di incontri nei quali vengono
affrontati alcuni nodi cruciali della storiografia: lo scorso anno ci siamo concentrati
sullapplicazione della normativa anti-ebraica in Italia e a Torino (in particolare
attraverso i lavori di Fabio Levi), nel corrente anno scolastico sulla dimensione sociale
della Resistenza (indirizzando gli allievi verso letture per loro particolarmente agevoli,
come I vinti e i liberati di Gianni Oliva).
In un secondo
momento viene progettata larchitettura della ricerca (cercando di valutare fin dallinizio
le possibili implicazioni ipertestuali) e si apre uno spazio di discussione e confronto
sui testi prodotti dagli allievi in vista della stesura finale e della costruzione dellipermedia.
Man mano che vengono sviscerati gli
argomenti gli allievi sono invitati a costruirsi una bibliografia circoscritta alla
situazione locale. Solo dopo questo lavoro preliminare si procede ad un esame delle
possibili fonti utilizzabili. Per il cd sulle leggi razziali del 1938 sono state
utilizzate soprattutto fonti darchivio e i settimanali locali, nellintento di
comprendere che aria tirasse nel Pinerolese e nelle valli (e con grande
sorpresa abbiamo scoperto che non pochi intellettuali si sono volontariamente prestati a
predicare il nuovo verbo dellintolleranza antisemita); per quanto riguarda il
periodo 1943-45, non essendo invece possibile fare ricorso a fonti giornalistiche
(ovviamente censurate) sono stati utilizzati maggiormente documenti darchivio,
unitamente a fonti orali, raccolte dagli stessi ragazzi oppure pubblicate o videofilmate
da altri.
A questo proposito vorrei far notare
come, al di là della collaborazione degli ANPI, risulti molto difficile per un
adolescente di 17-18 anni accedere agli archivi storici comunali. Conosco bene gli archivi
della nostra zona e non ho mai avuto alcuna difficoltà a consultarli. Mi sembra tuttavia
che nei riguardi della popolazione scolastica gli impiegati dellanagrafe mostrino
maggiore diffidenza: un problema da non sottovalutare dal momento che, con le poche
risorse economiche di cui dispongono le scuole, è impossibile pensare che il docente
possa effettuare in prima persona la ricerca dei documenti da sottoporre poi, in un
secondo momento, agli allievi; al contrario, a mio parere, il discente deve sperimentare
le difficoltà della ricerca sul campo (procedure burocratiche, archivi polverosi, in
disordine, ecc.) e anche il piacere della scoperta. Solo così lo dico da
insegnante di una scuola professionale si può sfatare il falso mito che il lavoro
intellettuale sia meno produttivo e meno faticoso!
Pur essendo un
appassionato di informatica continuo a interrogarmi sul senso e sulla opportunità (o
meno) di costruire dei cd-rom nellambito della scuola: molto onestamente non
intravedo il grande salto di qualità che dovrebbe realizzarsi passando da un
apprendimento sequenziale ad uno ipertestuale; il monitor è fastidioso e una sana lettura
resta ancora, a mio parere, il miglior modo per fissare i concetti nel grande ipertesto
che è il nostro cervello. So bene che grandi studiosi come Ortoleva sostengono che i
nuovi media (televisione e internet) stanno modificando anche le nostre sinapsi, ma non
penso che ciò valga ancora per i nostri ragazzi che, tutto sommato, vivendo in una
realtà rurale o almeno di provincia, mantengono ancora un contatto vivo con la natura.
Con questa
premessa vorrei solo affermare che questo tipo di approccio non è altro che uno strumento
in più, né da enfatizzare, né da demonizzare. Se è vero infatti che si può fare a
meno degli ipertesti, non altrettanto si può dire per gli ipermedia, perché in questo
caso alla parola scritta vengono ad affiancarsi immagini (statiche e in movimento) e
suoni.
Per fare solo un esempio, ogni anno ci
troviamo di fronte alla prospettiva di dover affrontare moltissimi argomenti disponendo
complessivamente di circa 60 ore; la maggior parte di noi me compreso
imbocca dunque la strada più breve: molte lezioni frontali, qualche brainstorm, qualche
video. Immaginate 4 moduli in un anno, di 15 ore ciascuno: se scelgo di vedere un film (o
documentario) di due ore, poi devo correre per tutta lunità didattica, considerando
che dovrò spendere almeno altre tre ore per le verifiche. Soluzione possibile: servirsi
delle foto, dei contributi audio (testimonianze) e video schedandoli come già facciamo
per la parola scritta. Un celebre libro di Luisa Passerini (Torino operaia e fascismo)
ricostruisce le tre visite di Mussolini a Torino e ne descrive i diversi atteggiamenti
degli operai: un testo del genere, se adeguatamente mediato dallinsegnante, ben si
presta a un discorso sul consenso; però, se riesco anche ad abbinare al testo le
immagini dei rispettivi discorsi di Mussolini, già montate su un cd (quindi senza dover
ogni volta riavvolgere la cassetta e potendo rapidamente passarle sullo schermo più
volte) cambia sicuramente limpatto didattico.
Tutto questo è
futuro: perché non tutte le scuole dispongono di un proiettore così potente e anche se
fosse così, se tutti attuassero tale forma di didattica, potremmo utilizzare al più laula
multimediale per unora la settimana: mettere un computer in ogni aula sembra sia
difficile quanto creare un milione di posti di lavoro! Torno dunque al presente.
Due sono le
prospettive secondo le quali sono stati costruiti i cd:
a)
quello
relativo alle leggi razziali è stato progettato nellottica di proporre da un lato
uninterpretazione storica (quella dei ragazzi) e dallaltro offrire però allutente
le fonti di prima mano, anche nel loro aspetto iconico (gli articoli di giornale, ad
esempio, con i titoli riprodotti in forma anastatica o se si preferisce
passati allo scanner) in modo da permettergli di ripercorrere tutta la ricerca disponendo in
loco, su supporto magneto-ottico, della riproduzione fedele degli archivi consultati.
E una prospettiva poco spettacolare (infatti il cd da questo punto di vista è
povero) ma che permette di riprendere in qualsiasi momento le fonti originali e,
integrandole con altre nuove, ridefinire di anno in anno i risultati della ricerca.
b)
quelli
relativi ai due diari partigiani, pur con il vincolo di partire da un vissuto individuale
per aprire poi delle finestre sulla storia partigiana locale, puntano invece, anche in
ossequio al corso di studi che i ragazzi frequentano, ad unire alle fonti tradizionali
anche ove possibile quella iconografica, restituendo, insomma, con il
commento del diario, il sapore dei luoghi comerano o come sono oggi, quasi a
invogliare il lettore a mettersi in marcia sui sentieri
partigiani narrati nei due diari. Una prospettiva peraltro non originale, ma
sicuramente in sintonia con la politica degli ecomusei promossi in questi anni dallAmministrazione
Provinciale.
Da qui lidea di sviluppare il
tutto attraverso lo strumento del cd-rom che, oltre ad offrire la possibilità di dinamici
collegamenti ipertestuali, permette soprattutto di valorizzare le immagini dei luoghi e
dei protagonisti sullo schermo, di inserire spezzoni di interviste e restituire anche un
po delle emozioni che hanno accompagnato i ragazzi in questa ricerca attraverso le
loro scelte musicali.
Da parte mia
devo dire che i due diari hanno sicuramente stimolato i ragazzi verso una ricerca a più
livelli, suggerendo addirittura ad alcuni di essi un ripensamento sugli ambiti di ricerca
in vista della tesina da discutere allesame di stato e questo per un lavoro
svolto oltre lorario in una scuola che impegna i ragazzi in una frequenza di 40 ore
settimanali mi pare già un buon risultato.
In secondo luogo la continua
riscrittura e revisione dei testi prodotti alcuni rivisti e riscritti anche più di
cinque volte -, ha costituito una buona occasione di esercizio sul campo nella
prospettiva di un potenziamento delle abilità espressive. Analogo discorso potrebbe poi
essere fatto per lutilizzo di strumenti informatici.
Oggi mi sembra di poter affermare che
la scelta iniziale di investire in questo settore si sia rivelata proficua, non solo per
quanto viene prodotto, ma soprattutto perché un rapporto più individualizzato con gli
allievi offre molte occasioni di formarli anche nellapprendimento di una metodologia
più rigorosa, dal momento che ci si trova a vivere con loro i vari passaggi della ricerca
e con loro vengono elaborate strategie e risposte a difficoltà che non sempre sono
prevedibili quando si inizia un percorso come questo. Un lavoro dunque gratificante per
gli allievi ma anche stimolante per il docente.
| Comunicazione al Convegno Storico "Il Novecento: secolo
dell'illusione, della speranza e della follia" Hotel Gilly, Torre Pellice, 16.3.2000 |
Valter Careglio Istituto di Istruzione Superiore "I.Porro" - Osasco |