ARCHIVIO STORICO
CRITERI DI RIORDINO DELL'ARCHIVIO
Ad una prima ricognizione l'archivio presentava un ordine formale abbastanza evidente: senza alcuna distinzione, anche la documentazione più antica era stata fatta rientrare nell'ambito delle moderne 15 categorie - in cui si suddivide la documentazione prodotta dall'attuale ente comunale - il tutto raccolto in circa un migliaio di unità archivistiche - i caratteristici raccoglitori di cartone chiusi da appositi cordoncini.
All'interno di ciascuna categoria, poi, il materiale documentario sembrava organizzarsi in sequenze cronologiche tutt'altro che rigorose. Ci si trovava dunque di fronte ad un fondo archivistico che, evidentemente, doveva aver subito un'azione di riordino radicale in tempi relativamente moderni, dati i criteri seguiti - organizzazione per materie e, al loro interno, per anni - e che, successivamente, aveva confuso, se non affatto perduta, la sua coerenza con il passar del tempo ed in seguito alle varie vicissitudini ed incurie a cui, purtroppo, spesso sono soggetti gli archivi.
Non esisteva inventario, n se ne è trovata traccia nel corso dei lavori di riordino. Questa carenza è stata grave per una duplice serie di motivi: da un lato, infatti, ha gravato sul lavoro di ricognizione del materiale documentario, dall'altro ha reso più disagevole il lavoro di ricostruzione dei lineamenti originari.
Il riordino è stato preceduto da un lavoro preliminare, attraverso cui si è potuto affrontare la massa di materiale in oggetto, per prendere conoscenza della sua composizione. Per garantire l'oggettività dell'operazione, affinché l'Archivio potesse rivelarsi senza forzature, procedenti da aspettative tanto pregiudiziali quanto il più delle volte inconsce, si è accantonato ogni preconcetto o previsione riguardo i risultati del lavoro di ricognizione: di fatto, prescindendo dall'apparente formale assetto per categorie, è stato effettuato un accurato esame di tutti i pezzi componenti il fondo, così come essi venivano presentandosi alla cernita. I risultati di tale esame sono stati riportati su schede recanti, per ogni unità elementare, per ogni documento, i dati fondamentali: data, autore, destinatario, descrizione sommaria del contenuto e tipo di documento, non tralasciando le eventuali notazioni archivistiche che, vergate sul "verso" dei documenti da antichi eruditi o impiegati, sono molto utili per rintracciare i tratti fondamentali del precedente riordino del fondo archivistico.
Nel corso di questi preliminari, il rinvenimento di una pratica, pur se non completa, riguardanti le operazioni di scarto a seguito di un riordino, permetteva di stabilire con precisione la data in cui era stata impressa al fondo quella organizzazione quale appariva alla prima ricognizione: il 1914.
Dopo aver consultato la Sovrintendenza Archivistica per il Piemonte e la Valle d'Aosta, si è giudicato opportuno ripristinare, per tutto quanto concerne il materiale documentario ante 1915, l'ordine archivistico nella forma datagli in quella occasione, senza, anacronisticamente, voler ricostruire un ordinamento originario presunto, anche se, per tutta la documentazione, anteriore al 1897, ed in particolare per la documentazione più antica, risultava in parte confuso quell'ordinamento per ambito di competenze e settori di attività riferentesi a materie determinate, coincidente con le moderne metodologie storico-sistematiche, in base alle quali sono configurati anche gli attuali titolari di classificazione, in uso presso le pubbliche amministrazioni, in cui le varie materie corrispondono, in buona misura alle ripartizioni organizzative dell'attività degli uffici.
Non bisogna dimenticare, infatti, che ogni archivio è frutto, nella sua stessa organizzazione materiale, dell'attività dell'ente che lo ha prodotto, e che, quindi, ogni riorganizzazione, per quanto possa apparire aberrante rispetto ai moderni principi archivistici, ha un suo preciso significato e valore per la storia dell'Archivio stesso, infatti, in quanto promanante dall'ente stesso che ha costituito l'archivio, ha una sua autenticità storica.
Spinti da questo scrupolo si è voluto distinguere, nella numerazione delle nuove unità archivistiche, quanto è riferibile al tentativo di ricalcare il riordino del 1914 rispetto al periodo successivo, per cui è stato adottato il moderno sistema di organizzazione per categorie, classi e fascicoli: infatti ad una numerazione "a catena", per il primo periodo, subentra una numerazione "aperta", per categorie, per il secondo (fino al 1945). Ciò equivale a dire che, conformemente alle tracce del riordino risalente al 1914, il fondo archivistico è stato riordinato per materie e, nell'ambito di ciascuna categoria, per anni, e che le unità così prodotte sono state numerate, con numerazione continua, a partire dal materiale archivistico più antico, riferentesi alla I categoria, per terminare con la documentazione del 1914 della XV categoria. Di contro le unità che organizzano il materiale documentario di epoca posteriore al 1914, hanno una numerazione progressiva (a partire dal n.1) nell'ambito di ogni singola categoria.
Una soluzione che, oltre alla sopraddetta finalità, dovrebbe rendere più improbabile lo smarrimento o la disorganizzazione delle unità archivistiche, tutte numerate in ordine progressivo, e, nello stesso tempo, rendere possibile, nuove acquisizioni all'archivio storico con il passaggio da quello di deposito, non sovvertendo, ne' confondendo la sistemazione per categorie e classi, in cui l'archivio di deposito dovrebbe essere prodotto.
Purtroppo dobbiamo segnalare che si è riscontrato lo smarrimento di alcune unità archivistiche, il cui numero non è precisamente quantificabile, ne' la gravità della perdita è esaurientemente valutabile in mancanza di repertori o di inventari, essendo stato desunto tale smarrimento dal rinvenimento di faldoni purtroppo vuoti e, soprattutto, dalla testimonianza di alcuni studiosi di storia locale, che hanno avuto modo di vedere ed annotare questi documenti prima della loro scomparsa.
A seguito dei lavori di riordino non è stato ritenuto opportuno proporre alcun tipo di scarto. Per quanto riguarda i grossi registri, che evidentemente non possono trovare collocazione materiale accanto alla documentazione di dimensioni più accettabili, è stato giudicato opportuno comunque, inventariarli nell'ambito delle rispettive unità archivistiche, evidenziandoli con un asterisco. Analogamente sono state inventariate a parte le mappe catastali.
Valter Navone
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